NOTESTA PURU AT A PASSAI

Sa noti at a passai, certu, at a passai…
Mabaditu siat su momentu chi est
inghitzadu su giogu a su maceddu,
mabaditas is faddinas, is dudas,
su machìmini e totu is falsidades.
Mabaditu su mudigori chi ‘enit
cunfùndiu cun s’assuntu, cun su sinnu.
Muntonis de arrefrigadas, refudus,
sderrexonadas, logu a su scarràbiu
e su ciorbeddu in su cungeladori…
At a torrai a bessiri su sobi,
impari cun tui ap’a abarrai de prus.

ANCHE QUESTA NOTTE PASSERA’

La notte passerà, certo, passerà…
Maledetto il giorno che ha
avuto inizio il gioco al massacro,
maledetti i malintesi, il sospetto,
le paranoie e tutte le falsità.
Maledetta l’afasia che viene
confusa con l’essenza, con i segni.
Miriadi di contraddizioni, rifiuti,
illogicità, spazio al pregiudizio
e l’intelletto in freezer…
Come altre volte il sole nascerà,
insieme a te starò di più.

115 notesta puru at a passai

Rappresentazione dell’assurdo… Maledizioni, massacro, sospetto, falsità, rifiuto, pregiudizio… Non sembrerebbe l’esatta rappresentazione di un periodo felice, eppure lo era, con gli opportuni limiti lo era; l’elemento felicità era indubbiamente presente seppure con il suo moto sinusoidale complesso.
Questo già spiegherebbe tutto, ma la riflessione e su un’umanità votata a fuggire la felicità, crogiolandosi nelle più improbabili problematiche esistenziali che distruggono il tempo, la vita, la pace e proiettate sulla società creano un’esistenza conflittuale senza fine a tutti i livelli.
Quali armi hanno in questo contesto le voci fuori dal coro? Armi non ne hanno, solo strumenti efficaci per resistere: la speranza e la positività.
Potrebbe bastare, perché si può capire che il ritorno al sardo, rappresenta necessariamente l’espressione più intima e spontanea del momento affrontato, lo stesso che richiama il lampo più maledetto di Ungaretti: Anche questa notte passerà./ Questa solitudine in giro/ titubante ombra dei fili tranviari/ sull’umido asfalto./ … prescindendo da ragioni tecniche, quanto alle citazioni presenti negli ultimi due versi le lascio agli interpreti dei cerchi sul grano.
Il titolo cita Noia di Giuseppe Ungaretti
(XXVI.XLII – 27.3 A)

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