SEMPRE CARE

Sempre care mi foste per istinto,
incombere che alletta immaginario;
dell’arte e misterioso disio avvinto,
colsi in scritti di cui sfuggì il frasario.

Viale inalberato, riso discinto,
ricerche evoca cui son refrattario
la lunga teoria dal volto dipinto,
bellezze diverse, scarno vestiario.

Comunemente serie, distaccate,
un po’ schive, attente, quasi timide,
o anche in gruppo baccanti sfacciate.

Solinga Rea dalle labbra tumide,
lanci grida che appaiono baciate,
via con te a cercar giornate fulgide.

sempre care

Sonetto.
Da questo brano cesso di commentare i miei versi. Ho maturato questa decisione grazie alla riflessione sollecitata con forza da una cara compagna.
Confesso che avevo cominciato a farlo, in origine, per dare più senso ai miei versi adolescenziali, che non intendevo rinnegare, ma giudicavo in parte molto retorici.
In seguito era diventata routine che poteva aver senso solo per me stesso.
(XXVII.XLIII – 17.6 Arbo)

2 pensieri su “SEMPRE CARE

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