… NEL VIAGGIO

C’è poesia nel sedersi sul ponte di
Vigo (…del dove, del come e quando?)
Dello scrivere
percezione,
gocciola senza decisione
intanto, è forse una tregua
concessa al trovatore
in cerca di un senso.
E c’è folla quasi fosse un ombrello.
Tra corpi lo sguardo penetrante,
occasionale,
passeggero,
fisionomia scelta allo scopo;
volto sardo, gradevole,
che deciso e bastardo,
si accosta, contatto.
Provenisse da una business society,
gruppo a volte estetico perfetto
ove non si sa
posar poesia,
se su pieghe mature, charmante
o il viso d’une jeune associé.
Ed è carezzevole,
impone esclusiva.
Spalanca sulla sua faccia i grandi occhi,
colpita, li sostiene ancora un po’,
levati i loro;
breve gioco
che si eterna nella memoria,
si affligge delle lumate
so offese, calpestate,
così inesplorate.
C’è poesia in questi incontri di un attimo,
tratti nuovi che paiono antichi,
già conosciuti,
compositi;
come ieri in bus per la Pieve,
si appassionano i pensieri
ogni metro, ogni istante
perpetua il mistero.
C’è poesia in rapporti irripetibili,
nell’amore complesso ed eterno,
nel cammino ebbro
e sognante
a un balzo dal mare tranquillo,
nel suo struggersi impotente
quelle sere di aprile
del fendere l’aria
delle falcate notturne assordanti
che vibrano a pochi passi da lei
su prigioniera,
trepidante.
Vestigia di baci in vetture,
di ansie, nevi, bagagli,
nell’idea di abbracciarla
che nutre per mesi.

138 nel viaggio

Polisillabi compositi sciolti
(XXVIII.XLIV – 19.4 Chg)

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