VISIONES RUMANA

L’ho rivista, rumana inconosciuta,
per la festa, alle messe di partito
celebrate in casa, mentre mia madre
sta puntualmente a preparare il pranzo;
là, dove si è confessata credente
e catto-libertaria militante,
bimbo nello stroller, moglie insolita,
con un’altra identità episodica
dall’estro dei suoi occhi blu negata,
fulgore sufficiente a farla bella.
Il mio coraggio di chiederle chi era
sorretto dal suo saluto d’intesa,
i reciproci sguardi imbarazzati,
rituale che officiammo incuriositi
in summa dei cortili domestici,
di campi sulla collina dismessi
tra opuntia ficus-indica infestante
e sentieri ideali evanescenti.
Dentro la sequenza puzzle dell’ortus
è apparsa tosto, nel ciclico movie,
varcare il cancello, affatto osservata,
verso copioso nulla d’infinito
che s’allarga, restringe, dunque muta
trasfigurando la terra e la luna,
prima del nostro lumare consueto;
una compagna tampinante mollo,
scelgo e fulmineo son da lei in silenzio.
Ne capirò l’identità al risveglio.

Metrica: assonanze alternate di endecasillabi (consonantica, tonica, semplice, atona, sillabica).
(XXXI.XLVII – 21.02 A)

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