Archivio mensile:gennaio 2020

FANCIULLEZZA

I periodi in cui siamo stati bambini non hanno dei confini ben definiti, vi sono vari step non uguali per tutti: cominciare a camminare (scapai a pei, in sardo), iniziare a parlare, frequentare la prima scuola ed entrare in contatto con gli altri bambini… poi c’è un salto maggiore, quello della Scuola elementare (oggi primaria), dove incomincia un modo diverso di rapportarsi con i compagni e con gli adulti, un primo ingresso in società, le prime responsabilità.

In questo tempo che io ho voluto definire fanciullezza, denominando infanzia quello precedente, la coscienza di se si fa più nitida e anche i ricordi diventano più saldi. Non vi sono confini precisi, ma in linea di massima sono cinque anni per ciascun periodo, una vita per un bambino e anche per un adulto che ripensa a se bambino, almeno per me è così… La percezione di uno scorrere lento del tempo e un’intensità degli avvenimenti cospicua. Essi ritornano secondo la nostra volontà e le nostre scelte mnemoniche.

E’ chiaro che non si può esaurire l’argomento sulla propria infanzia e fanciullezza in poche righe; a esservi interessati sopra altri argomenti si potrebbero scrivere volumi, ma ognuno di noi si crea delle priorità, pure sulla scrittura, anch’esse non hanno limiti ben definiti e mutano con il tempo.

Come impressione, devo dire che dedico parecchio tempo dei miei pensieri a quell’età, non di meno ad altre fasi della mia vita, ma intendo dire che non escludo quel periodo e ci torno spesso con i ricordi, con le immagini, con considerazioni particolari e a volte con un confronto tra i riflessioni espresse in altri momenti, una sorta di ricerca non scritta.

Queste riflessioni hanno l’unica ragione di tornare su un argomento già trattato, appunto, senza pretendere di esaurire l’argomento, che altrimenti non avrebbe mai fine.

Non avendo la pretesa di un approccio di carattere scientifico alla materia, basandomi prevalentemente sulla mia sola esperienza, devo osservare che chi riflette su quel bambino (me stesso), non è un bimbo, ma un adulto, lo dico perché a volte può avvenire una sorta di sdoppiamento come se a pensare fosse l’io di allora.

In altri tempi forse sono stato anche troppo “severo” sul me piccino, non parlo di comportamenti, ma di consapevolezze o che so io. Inutile peraltro cercare nel bambino che sono stato germi dell’adulto formatosi e che sono, avendo la pretesa, una volta giunto in età matura (dopo l’adolescenza) di aver mantenuto, pur maturando, le stesse idee.

Come premessa è anche troppo lunga, sì, perché le idee fanno ressa e non possono essere considerare tutte.

Opterei per esaminare due aspetti: qualche fatto essenziale e dirimente rispetto alla formazione e strane elucubrazioni pseudo filosofiche, tipo “mondo di Sofia”.

Nel momento in cui dovetti iniziare la Scuola Elementare, mio padre fu trasferito dal paese di origine della famiglia, in un altro a una ventina di km., così lasciammo casa nostra per andare a vivere in un altro luogo, e là iniziai e conclusi le elementari. Penso sempre a cosa poteva cambiare se avessi continuato a stare nel mio paese natale. Non penso sia una riflessione banale, visto che tornato a casa, in sostanza avevo per due volte cambiato le mie conoscenze, gli amici, gli incontri…

Il mio primo giorno di scuola non fu ordinario, piazzai un casino, perché ritenevo di potermi scegliere io il maestro; non fu un atteggiamento arrogante, ma disperato, perché mi separavano dagli amici fino ad allora conosciuti.

Se devo essere sommario, passavo il tempo tra giochi con gli amici (calcio, bici, battaglie…), lettura di fumetti, compiti (immagino, non è il ricordo più presente), tv e a un certo punto, in un primo iniziale interesse per la scrittura e le canzoni.

Anche il cinema divenne un appuntamento settimanale… Mi sono rimasti impressi i film più sconvolgenti, dove accadevano cose tristi e in particolare, film “storici” con riti funerari degli antichi egizi (durante quelle scene chinavo il capo per tutto il tempo).

Fin da allora iniziò un’occupazione che non mi ha mai abbandonato, la fantasia. Mi creavo delle avventure e pretendevo di sognarle, in una sorta di mistura tra onirico e reale: un treno (forse mio?), battaglie campestri o altri avvenimenti, anche scolastici, risceneggiati a mio piacimento, immedesimazione con gli eroi dei fumetti, fino a immaginare di essere un alieno o che tutti fossero alieni tranne me…

La radio, più della TV, era una fucina di espressioni suggestive che si imprimevano in mente, nomi di stati, di capi di stato, africani o dell’America latina, ma anche Europei, dell’URSS e dell’estremo oriente…

Fatti che poi inevitabilmente davano luogo a riflessioni, riprese in età adulta, ma meno criticamente, anzi è curioso come si possano formare delle catene apparentemente senza logica, come ad esempio dalla paura degli antichi egizi a un interesse particolare per l’argomento, intercalato da vari episodi.

La fanciullezza non più miraggio ma sorgente di nuove consapevolezze.

3 – fanciullezza (33 – IV – 30.12 a) – a 30.12.2019