ILLUSIONE, DUBBIO, VERITÀ

Riflettere sulla scrittura proprio mentre ci si accinge a scrivere. Non sto a fare casistiche visto che non devo scrivere un testo di critica o di metodologia. Capita ora, per tutta una serie di considerazioni che si concatenano, ultima quella che un testo si può iniziare in svariati modi, ma poi si inizia in un modo.

La riflessione originaria verteva sul fatto che possono esserci autori a due estremi: quelli che scrivono testi imbarazzanti e non se ne curano, quelli che invece se ne preoccupano. In mezzo ci sono una miriade di variabili, tra le quali possiamo citare, chi si inquieta al punto di non pubblicare un testo, chi lo pubblica con tutta una serie di remore, chi non si tormenta, ma fino a un certo punto.

Può anche accadere che si scriva un testo, si pubblichi, ma si faccia di tutto affinché i cenni veritieri che contiene, più o meno espliciti, siano nascosti alle persone interessate; dato che ormai nessuno beve più che “il libro è frutto della fantasia dell’autore e ogni riferimento a fatti reali è da considerarsi puramente casuale”. Non basta, può succedere che un testo ritenuto un tempo imbarazzante, si consideri successivamente spendibile e, se lo si era rimaneggiato per renderlo il più possibile ermetico, si torni poi a una versione vicina all’originale ritenendola migliore.

Questo non significa che gli scrittori siano una banda di psicopatici, ma certo non si ha sempre a che fare con il mero flusso di coscienza; la scrittura pone problematiche durante la creazione e pure nella rilettura, e non solo questioni linguistiche.

É evidente che ho in mente un caso del genere, in realtà più di uno, non solo mio, ma posso occuparmi fino a un certo punto dell’altrui scrittura, specie se mi si contrappone l’aut aut che, prevalentemente chi scrive inventa, fantastica, prescinde dalla realtà.

Eppure non sono un assolutista, uno che crede di avere sempre ragione a scapito delle altrui tesi; è vero, penso che una poesia, un racconto o un romanzo, per parlare delle forme di scrittura meno complesse, non possano mai trascurare la realtà vissuta, perfino le favole e diffido dell’eventuale mera invenzione, in quanto non avrà solide basi, neanche se fosse fantascienza… Basta confrontare la “fantascienza” di cinquanta anni fa con quella contemporanea per comprendere il concetto. Tuttavia, per portare avanti un’analisi, sono disposto a rinunciare alle mie profonde convinzioni per rispetto di chi non la pensa allo stesso modo, ma non basta affermare un concetto, occorre discuterlo, sviscerarlo, e in ogni caso e per fortuna, la felicità non dipende dall’esito di questi ragionamenti.

Quali strumenti hai tu, adolescente “di periferia” (come sono stato apostrofato recentemente; ne rido, ma non troppo, perché se il rapporto città-campagna è mutato rispetto a quando era sociologicamente in auge, ammetto che i gap persistono su molti aspetti – non tutto si può fare con i media e con i telefonini) per elaborare sull’amore, fosse anche solo sull’infatuazione o sulle tempeste ormonali?

Hai un sacco di strumenti, che se sei capace puoi rendere adeguati, efficaci. Due occhi con cui vedere la bellezza e intercettare la sensualità, la femminilità, quel qualcosa di misterioso, delicato e sconvolgente che non appartiene all’universo maschile. Gli occhi dominano gli altri sensi, la percezione del profumo della pelle, lo struggimento che causa un contatto anche casuale, la delizia di udire una voce aggraziata, la voglia di assaggiare…

E tu che leggi, scrivi, pensi, sogni, che contieni gli istinti bestiali, se non hai l’agorà, elabori nel giardino, nel frutteto, nel cortile, in compagnia del sole, respirando l’aria pura della campagna. Non hai potuto scegliere dove nascere, hai anche tardato a realizzare la relazione svantaggi-benefici tra città e campagna, nel senso che poteva pure andare il salto, ma crescendo crescono le esigenze, si conosce la città con i suoi pregi e difetti, insomma non è tutto bene bene o male male.

Non voglio farla troppo lunga, anche perché l’argomento è elementare. La società è più complessa del nostro piacere, dei nostri sogni, delle nostre esigenze, solo per tenerci ristretti all’ambito in cui siamo nati e vissuti, senza bisogno di arrivare a tematiche capitalistiche, un tempo inimmaginabili, come la globalizzazione.

Arriva il momento in cui il mondo ideale dove ha cominciato a crescere il fanciullo e l’adolescente, comincia a sfaldarsi: qualcuno studia in città, qualcuno inizia a lavorare, emigra addirittura… e quando si torna si trova la rivoluzione, la necessità di farsi nuove amicizie, che non saranno generalmente mai salde come le prime… Insomma, fine della vita facile, la dicotomia non è più solo città e campagna, ma maschio e femmina e via dicendo… Le coetanee non ti si filano più e quelle più piccole hanno un mondo che ancora non puoi capire, talvolta ci prendi, ma il più delle volte ti freghi da solo, per dirla semplicemente con un concetto sviluppabile ed evitare di finire nel labirinto.

4 – illusione, dubbio, verità (23 – IV – 3.1 a) – a 24.01.2020

2 pensieri su “ILLUSIONE, DUBBIO, VERITÀ

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