Archivi categoria: canti intimi

SINTESI

 Un nome greco per mio figlio
 (ancora penso Licia e Rosalba…)
 e ancestrale per mia figlia
 (…Stefy, Donatella e Annamaria).
 Negli ‘enta come negli ‘enti,
 what’s difference I don’t feel,
 se ho tanta voglia di tornare
 ai pop festival e Umbria jazz.
 Fino a cinque anni in patria,
 ancora esule a dieci e più…
 Studi superiori in revolution
 con il movimento studentesco.
 Il tempo di Roma radicale e
 operaio in quello del ritorno,
 docente in erba, per condensare,
 adelante, ma volto a guardare.

sintesi
 
Dopo dieci anni di produzione più o meno costante, la mia scrittura di versi ha avuto uno stop e in mezzo, sperduti, questi… annunciati da un appunto volante, peraltro erroneo e ritrovati a fatica, insieme ad altri successivi, completamente dimenticati, in lingua sarda.
E’ evidente che il brano rappresenta una separazione almeno temporale della mia versificazione, i cambiamenti si noteranno gradualmente.
Il pezzo, una sorta di “manifesto” privato che descrive se stesso, fa un sommario bilancio del passato che accompagna gocce di futuro…
Il versi hanno subito modifiche per ragioni di privacy.
(XI.XVI – 23.10 A)

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UNA VIOLENZA (prima gioventù – IV)

 Pensarla con altri era infondato.
 Chiede di me, mi ritiene immaturo.
 Ispira i miei pensieri.
 I miei occhi si fanno intransigenti,
 le lacrime tornano sui suoi occhi.
 Rispondo al suo saluto,
 “Cos’è successo…”, è pace? Decreta:
 l’attrazione mentale e fisica is over,
 la mia facondia spaurirebbe le donne;
 e io: ancora insieme, un viaggio…
 “Verrò al tuo letto per averti”,
 “Dovrei bere tre bicchieri di vino,
 due giorni fa sarebbe bastato niente”.
 Fallisco il tentativo di insidiarla
 ma non è riluttante ai miei abbracci.
 “Ti farò sapere quando me la sentirò”.
 Non riesco a rispettarla:
 “Non trattarmi come una puttana!”.
 Come dogmi ha assunto le mie idee.
 L’amore tenuto vivo dalle lettere:
 “Hai smentito quell’immagine di te”.
 Equivoca dissacrazione degli scritti.
 Occhi splendidi, corpi a contatto,
 morbidità conosciute, si abbandona;
 mi trovo ad un passo dal successo,
 poi “Arbeit macht frei” rovina tutto,
 inusitata torna in lei la collera.
 Overdose di espedienti!
 Resa gelosa, per rappresaglia,
 fa la licenziosa con chiunque.
 Ricaduta nel litigio, tensione,
 dolore, odio, la insulto con ira;
 le urlo di non guardarmi più.
 Follia, “giochiamo” a ignorarci,
 poi mi parla, è misericordiosa,
 in me voglia sadica di ferirla,
 convinto inoltre a disprezzarla.
 E’ cosciente di avermi annullato.
 Gridi offensivi repressi dentro.
 La sua partenza è un sollievo,
 ma la gioventù non è finita…

54 unaviolenza

Ultimo atto (anche se non ultimo in assoluto) di questa storia che ha attraversato, quella che ho definito, la mia “prima gioventù”.
Avrei voluto cambiare il titolo, perché la parola “violenza” evoca fatti ben più gravi, ma l’incedere dei versi e l’aver vissuto quei momenti, non mi rende la situazione con un’altra espressione. Sto attento al vero significato delle parole, ma sono anche convinto che esse possano essere relativizzate in un contesto ben definito e dichiarato.
Tratto di un dolore atroce, a tratti acuto, come un sasso in faccia, che può essere servito ad attenuarne altri in età più matura. Comunque una profonda ferita, che il ricordo rende ancora viva e la cui cicatrice resta nella vita.
Anche questa parte è stata composta insieme alle due precedenti.
Il brano non ha subito modifiche sostanziali, eccetto qualche correzione letteraria e aggiustamento metrico. A questo proposito posso segnalare che il viaggio del verso 10, s’intendeva in Inghilterra e che il verso 33 indica profondo disprezzo, non facilmente esplicabile a parole. Il tempo e gli eventi hanno ovviamente modificato questa situazione.
(V – 14.9 A)

UN DELIRIO (prima gioventù – III)

 Parte volutamente lontano da me;
 momenti di dolore e speranza,
 ma quando torna solo parole
 di distruzione e annientamento.
 Mentre lei è nel suo esilio
 un incidente segna il tempo:
 la mia ventura non la cambia,
 i nostri rapporti inaspriscono.
 Una mattina la seguo al mare,
 lascia intendere di odiarmi,
 usa condotta violenta, piange.
 Decido di non parlarci più,
 è scossa dal mio comportamento.
 Fitte al cuore, è insensibile,
 mi nomina, intercala, mi parla,
 non replico, la snobbo, provoca.
 Non può finire! Che ne penserà?
 Replica col mio atteggiamento.   
 Sto meglio, illuso che mi curi,
 m’è d’impaccio, ma agogno lei,
 mi tenta e quasi torno a cedere,
 cerco il contatto del suo corpo.
 Perché infierisce se non reagisco?
 Mi irrita, gioca, mi indispone,
 la evito più che mai: che film!
 Vorrei conoscere il suo parere.
 Al mare insieme, ma staccati,
 attuo la strategia degli sguardi
 e in silenzio la tratto male;
 non rispondo alle sue attenzioni,
 rifiuto l’invito alla pace-resa.
 Agisce nella contraddizione.
 E’ bella, minor collera, resisto.
 Come dogmi ha assunto le mie idee.
 Pensarla con altri mi fa soffrire,
 è lei che mi induce a pensarlo,
 voci accreditano le mie paure.
 Dice delle cose macchinalmente,
 non cedo, continuo a fissarla;
 desolazione inumana, un delirio,
 gli occhi si esprimono tormentati,
 petulanti, dolci, crudeli, vinti,
 mi sfugge qualche frase per lei,
 mi chiama, ci scambiamo scortesie.
 La saluto senza volerlo, dimentico,
 stupita, incassa, reagisce ridendo:
 potrà ricominciare l’amore? Folle!

53 undelirio

Gli amanti del noire potranno godere di questo gioco assurdo, di questa guerra psicologica, ma viverla non è per niente piacevole.
In una situazione del genere uno pensa a come sia meglio comportarsi, mette in campo le sue risorse e le usa, molto spesso in queste situazioni ci si sbaglia.
Il rammarico è ancora più grande quando si saprà che la reconquista stava riuscendo, poi l’errore fatale (ma questa è già materia del prossimo brano, l’ultimo di questa serie infinita; lo sentenziò lei: “tu mi amerai per sempre”, sul suo conto non si pronunciò.
Il brano, composto lo stesso giorno del precedente, non ha subito nel tempo modifiche sostanziali.
(V – 14.9 A)

DOLCE AMORE (prima gioventù – II)

 Pochi passi e potrei vederla,
 ma la paura dell’incognito mi blocca.
 L’incontro: uno sguardo irraggiungibile…
 “…E’ impossibile che possiamo lasciarci”.
 Il suo corpo attraente unito al mio
 nella mia stanza, finalmente…
 nella piazza, nella strada, nel mio letto.
 Volontà comune di stare da soli.
 Membra su membra vicino alla sorgente,
 poi, confessioni che feriscono
 relative alla sua estate silente,
 uno schiaffo (morale)… e sensi di colpa,
 assai confuso tra generosità ed egoismo:
 lei non mi ha mai rimproverato niente.
 La sera, in segreto come amanti,
 fuga in campagna, roventi di desiderio,
 valutiamo se è tempo di fare l’amore,
 tuttavia viviamo una nuova dimensione.
 …Saprò poi cosa è accaduto
 per il suo tardo rientro a cena.
 Timore che la portino lontano,
 lei nonostante tutto non dispera.
 Sacrificio di Gesù vissuto insieme,
 pranzo da me, attenzione, poco pathos.
 Evasione in cantina, vino e musica,
 la eccita il bagnarmi con l’acqua.
 Stasi, troviamo il modo di appartarci,
 si abbandona al desiderio, al piacere,
 geme, sospira, ci amiamo sul divano.
 Un suo dono e parole d’amore.
 L’hanno portata via, non mi sento esistere,
 fuggo la sofferenza, cerco alienazione,
 tuttavia la sua assenza grava su di me.
 Ci controllano, ci incontriamo come ladri;
 sta male, ci amiamo, vive in me,
 si rasenta la felicità, l’impeto è forte.
 Cambia di colpo, non la capisco,
 mai vista così fredda, panico, angoscia.
 Lo straniamento cresce nel bosco:
 non ricorda che è il nostro Paradiso.
 Il turbamento del mattino è superato
 dice che era dovuto alle sue cose…
 ma il nostro amore corre rischi
 perché attenderli? usiamo il nostro tempo!
 Altre partenze… preparano il mio corpo
 ad accogliere il suo con brama,
 ne dipendo, mi ha assuefatto.
 Ci sorprendono, ci minacciano.
 Irriducibili ci incontriamo di nascosto,
 underground music sopra i nostri amplessi,
 i suoi spasimi appagano le mie voglie
 che raggiungono una sintonia totale,
 nel dar luogo a sfrenati istinti erotici…
 Strano, dopo, trovarsi tra la gente!
 Dopo il top, il declino, vacche magre,
 è dolce, ma per me dice stranezze.
 Vorrei appartarmi con lei
 ma l’interdizione è efficace,
 subiamo spiacevoli discorsi…
 Strappo una visita al Ponte
 che ci vide in tempi migliori;
 prende l’iniziativa, ma ha parole pungenti.
 L’ingenuità non mi fa notare
 che tra noi qualcosa muore:
 canta il cigno sul nostro amore.
 Basta! Ci vien detto in faccia crudamente.
 La partenza dei suoi non è quella sognata
 … nel “giorno della scalogna”, per chi?
 Mie carezze rubate, disperazione,
 ha deciso di finirla, è spietata,
 mi aggrappo alle sue contraddizioni,
 cerco di averla, mi piange davanti.

52 dolce amore
 
Molte volte la verità può sembrare banale, allora la sperimentazione lascia il campo alla normalità, alle mere senzazioni. Considero una ricchezza averle provate e così presto; la delusione che ne è seguita, il dolore straziante acutissimo, poi diluito nel tempo, non sono riusciti comunque a travolgere quelle sensazioni talmente vive nel ricordo da essere palpabili.
 La ragazza è la stessa del brano precedente. Un amore che si era presentato come eterno svanisce in una sofferenza uguale ed opposta, in poche ore, non perchè sia finito, ma per una scelta obbligata da una parte non accettata dall’altra.
 Per il motivo detto sopra il brano non ha subito modifiche sostanziali. Cito le correzioni degne di nota, allo scopo di consentire una analisi della banale verità percepita in tempo reale, visto che il brano è stato steso poche settimane dopo gli avvenimenti:
 verso 13: “assai confuso tra generosità ed egoismo” era “via l’egoismo e il maschilismo in me”
 verso 37: “Dopo il top, il declino, vacche magre” era “Cambia di colpo, non la capisco”
 verso 58: “ma l’interdizione è efficace” era “ci si ostacola”
 verso 66: “Basta! Ci vien detto in faccia crudamente” era “anche sua madre dice basta!”
 verso 71: “mi aggrappo alle sue contraddizioni” era “si contraddice, diventiamo nemici”.
(V – 14.9 A)

Music:
FA SOL
MI- RE
LA- DO
LA MI
SOL FA
MI LA
RE LA-
DO MI-
MI RE LA-
DO MI- LA
RE MI- LA-
DO LA MI
(VI – 12.9 A)

PRIMA GIOVENTU’

La prima donna che mi ha amato
ha segnato la mia prima gioventù,
mi ha donato sicurezza e paure,
subitanea esigenza di liberazione
dagli stretti legami congeniti.
In purgatorio ricerca di altre,
inibito da periodiche sue lettere.
Nei momenti di isolato sconforto
la sua assenza mi feriva il cuore;
incapace di stare solo e sperduto,
cercai distrazioni, la adombrai,
ammisi che ero stato con un’altra.
Ante, illa! La attesi d’estate,
non venne e non scrisse più:
che dolore nell’eremo Alienazione!
Alcol, birra, vino, donne non amate,
incapace di accettare la realtà,
ma speranza viva e lei nella mente.
Al progressive festival mi placai
perché si era in dimensione sogno,
just ineffable oniric situation 
in cui si scordano fatali crudeltà.
…Aspettavo un minimo di fulgore
e ne fui inondato, finalmente.
Riprese la realtà, delusioni, pene,
incomprensioni della gente aliena.
Sollievo all’idea che Lei mi capisse,
pensiero sulla vita futura insieme,
concepita difficile perché Cristiana,
non lo nascosi e assentiva confusa.
Nell’attesa la mia anarchia bloccata:
no a ingiustizie e domini; educazione
a libertà, pace e giustizia universale,
distogliere le menti dal condizionamento.
Fu la mia scelta di vita e lei si chiese
se il nostro amore sarebbe sopravvissuto.

prima gioventù

In base al discorso fatto per i versi precedenti “prima gioventù” mi sembra un titolo esagerato, ma alla fine ho deciso di tenerlo a testimonianza delle sensazioni di allora. Difficile definire l’età di transizione. Mi ponevo il problema soprattutto perché i versi trattano di un periodo molto ristretto, meno di due anni, tra i 17 e i 18… Tuttavia va benissimo perché secondo me ci sono tante gioventù.
La protagonista è già ampiamente presente in altri versi, cito Enigma… Sostanzialmente il brano riguarda un lungo periodo in cui stemmo lontani, con vago riferimento ad altri fatti del periodo e con alcune autocitazioni.
Qui le modifiche sono un po’ più importanti e le segnalo:
verso 6: “in purgatorio” era “nella sua lontananza
verso 11:  “la adombrai” era “la scordai
verso 13: era “Quell’estate la aspettavo
verso 15:  “che dolore nell’eremo” era “sarei morto senza
dal verso 17 al 34 il testo era questo:
“…ma non morì la speranza, nel tempo del dolore.
Con lei nella mente, incapace di accettare la realtà.
Al meeting non soffrii
perché là tutto era diverso,
in quell’atmosfera si scordavano
le crudeltà della vita.
… Aspettavo un po’ di luce
e ne fui riempito, finalmente.
Nella vita delusione e dolore,
incomprensione della gente.
Lei poteva capirmi
e pensavo alla vita futura insieme,
difficile perché Cristiana
e non glielo nascosi.
La attendevo e la mia anarchia non maturava:
niente ingiustizie e comandi: sensibilizzazione,
uguaglianza, pace e libertà tra tutti:
distogliere le menti da un condizionamento disumano”.
(V – 14.9 A)

Music:
RE DO
LA MI   FA
LA DO
RE MI   SOL
(V – 14.9 A)

ADOLESCENZA

 Sentirsi adulto, ma trattato da bambino.
 Vivere dai nonni;
 il piacere di pensare ragazze
 e l’emozione di vederle;
 fremere in presenza di una,
 ma sognarne tante.
 Riunione della famiglia
 sotto il tetto natale.
 Prime lettere d’amore
 per la più ammirata:
 incoscienza, impacci, rossori.
 Smania di rivelare i sentimenti,
 sequela di delusioni,
 imparare ad indugiare.
 Detestare i tipici complessi,
 ritenersi disprezzati.
 Primo viaggio in terraferma
 at Roma caput mundi;
 un incontro piacevole,
 una passione da sviluppare,
 un rapporto ancora impari.
 Innamorarsi davvero un pomeriggio
 solo vedendo un viso,
 alla soglia degli studi superiori.
 Non riuscire a studiare
 nella sede della scuola,
 memoria di un tempo desolato,
 unico sollievo l’alienazione,
 senza sostegno i pensieri.
 Fuggir l’angoscia oristanese,
 viaggiare dissipando energie:
 arrendevolezza alla negatività,
 tempo sprecato senza valore.
 Attraversare ancora il mare
 per un luogo avvertito opprimente,
 gocce d’ingiustizia, poca libertà;
 germinale di contestazione,
 ancestrale coscienza rivoluzionaria.
 Prurigini con compagna epistolare,
 la mente altrove.
 Esser ribelli a Karalis,
 impavidi di mostrare il proprio io
 nelle idee e nell’estetica.
 Vita filosofica
 in un paese chiuso in se;
 contemplazione del futuro e del presente,
 bisogno d’affetto.
 Libertarismo emarginato,
 non gradito, forse odiato,
 perder fiducia, guadagnar diffidenza;
 in crisi divenir se stessi
 con la poesia per amica;
 grande avvenimento
 parlare con una donna.
 Nel camping vacanza
 vissuto come prigione,
 l’analisi anti-ipnopedica
 ancora poco chiara,
 ma cresceva la ricerca.
 Lentissimi progressi
 dei contatti con l’altro sesso,
 primi vincoli veri.
 Prime fusioni dell’adolescenza,
 superamento di molti timori,
 sviluppo di desideri spirituali.
 Ricostruzione dell’io.

adolescenza

Come per la mania di voler scrivere versi per ogni pianeta e altri elementi della galassia, la stessa cosa valse per i periodi della vita: nascita, infanzia, fanciullezza e così via. Insomma appunti a future “Memorie”.
 L’età è sempre diciotto anni: non mi sentivo più adolescente… forse non lo ero del tutto o non lo sarei più stato di lì a poco. Ho notato che oggi l’età adolescenziale viene spesso spostata in avanti a seconda delle opportunità, talvolta anche oltre i venti anni: si parla di gente che vota, ha la patente ed è già fuori di  casa!!! Mah!
 Lo stile è simile agli ultimi due brani della serie, già visti. Anche in questo caso sono riportati i flashback del momento, gli avvenimenti più vivi, ritenuti più importanti.
 Anche qui c’è stata una rielaborazione che non ha modificato la sostanza, ma lo stile, l’esposizione. Vale il discorso fatto per “Fanciullezza”, qui le modifiche sono ancora minori e senza storia.
(V – 28.8 A)

Music:
LA SOL
MI RE
MI FA SOL
LA SOL LA
FA# MI FA
SOL SI
RE SI
(V – 5.7 A)

FANCIULLEZZA

Scontento lasciai il paese natale,
dovetti abituarmi alla nuova dimora;
trovai altri amici per giocare
e presto condivisi con una bimba
le mie passioni di fanciullo.
Primo giorno di scuola, fermento,
tra sconosciuti piansi disperato
e disertai la classe assegnata
rivendicando la soluzione gradita;
rappresaglia: del maestro il sarcasmo!
Ricostruivo il mio microcosmo,
nostalgico di piaceri infantili:
un giro in automobile, fantasie…
Classe mista! Nel mio vico si giocava
con riti della tradizione contadina:
il salto di una fila di fuochi
nella calda notte di San Giovanni.
Suggestione dalle strisce western
all’origine della tenda indiana,
culto annuale, da noi piccoli imitato.
Vaghi ricordi del primo alloggio,
minestroni e sieste ingoiati a forza,
ciak sui nuovi vicini ventinovenni,
uova predate a galline ruspanti
in terra nullius. Trasloco di fronte.
Le paure del cinema di morte,
lugubri egizi m’incussero terrore.
Pensieri volti a compagna di classe
per cui tutti andavamo in sollucchero
e ad avventure fantastiche in treno.
Davamo la caccia a inermi locuste
con armi di legno riprese da fumetti.
Stupore e incoscienza per un lutto
che colpì la mia amica di giochi,
la famiglia emigrò. Finestra sul mondo.
La nuova vicina coetanea e moralista,
nata chissà in Scorpione? Dominava…
I calzoni corti per giocare a calcio
accanite partite in strada tra rivali.
Se imposti disertavo messa e dottrina.
Non amavo la vita lontano da casa
in colonie controllate dalle suore.
L’impulso a prender la bici che babbo
usava per andare al lavoro… sfasciavo.
Su bascu, ispetzionai sa linea, a cassa.
Le assenze del maestro in aula
pretesto per sfogo di impeti e sfide,
distrussi un lavoro della classe
confidando su un salto più lungo.
Radio, Congo, America latina, tv ragazzi.
Si esplorava il mitico fiume
e il nuraghe divenne la fortezza;
il rito di iniziazione nel torrente,
le discordie, la scissione, la rivolta.
Recinti di filo in giardino…
classica caduta nella fontana
Battaglie, invasioni, giornaletti,
desiderio di contatti femminili.
Infiniti fatti non riferiti, offuscati.
Inconsapevolezza della verità, miraggi.

fanciullezza

Il tempo delle Scuole Elementari ricostruito a diciotto anni. Rivedendo il brano, mi sono reso conto di tanti particolari trascurati, come se lo scorrere del tempo rendesse più nitido il ricordo del passato.
Cinque anni per un bambino sono una vita, un tempo lunghissimo vissuto intensamente, lentamente. Man mano che si cresce i ricordi e gli episodi si moltiplicano, si affollano nella mente, chiedendo attenzione… se non si opera una scelta drastica, selettiva, non se ne esce: così è stato.
Il titolo è originale, ispirato ad una sorta di versificazione pedagogica, di formazione, che ha avuto seguito per qualche tempo.
La complessità di dover raccontare un periodo della vita in versi, richiama qui e là, tanta retorica, più o meno percepita in base a stati d’animo ed epoca vissuta. Pertanto il brano, proprio fisiologicamente, per elezione, ha subito un rimaneggiamento che non ha interessato in modo particolare gli episodi, ma il modo di raccontarli, privilegiando il flashback all’esposizione meramente prosaica, pur presente. Sarebbe dunque inutile segnalare le variazioni, per capirne la portata, mi limito a citare gli ultimi tre versi della prima stesura, condensati in uno solo:
Poca coscienza di verità,
lontani i tempi di rivolta,
irrealtà su ogni fanciullo.
(IV – 30.12 A)

Music:
MI SOL FA MI
MI SOL FA MI
MI LA (da “L’impulso a prender la bici…”)
MI LA (a “Confidando su un salto…)
DO SOL (…repeat)
(IV – 30.12 A)

INFANZIA

Delle immagini staccate si susseguono
nella mia mente pensando all’infanzia:
affacciato alla finestra attendo mia madre:
passerà per il cancello del medico;
un fulmine illumina un camion:
cado con mio padre dalla vespa;
chiedo frutta a “nonna” Assunta:
vivo da lei con la famiglia.
La camera da letto è piena di gente:
è nata mia sorella!
Storie dei leoni di marmo
posti agli ingressi dell’altare;
piango alla vista del presepio
sentendo di una fine prossima;
la statua di Maria gira le case
l’attendevo, ora è da noi e ho paura.
Curiosità o voglia per certi gesti
con colei che avrò nel futuro?
avendoci scoperti ci castigano,
ma i nostri atti hanno seguito;
sorpreso a fuggire dall’ospedale:
comincio a reagire alle prigionie.
Nell’asilo mi inoltro tra le bimbe
con visi che stimolano passione;
bestemmio per farmi notare:
qualcuno causa una punizione;
vedo i lavori della piazza ai caduti
dal muretto del cortile da gioco;
conto sui banchi dei semi colorati,
dico di conoscere il numero “uno”;
al teatro imposto dalle suore,
distratto, non ricordo la mia parte;
ai funerali della madre di un compagno
recito requiem con gli altri;
dalla villa fiabesca del medico
spio una compagna che desidero.
Vengo portato in moto al mare:
ridono mentre urlo nell’acqua;
alla fiera mi colpisce la visione
di una piscina o qualche doccia;
nei dolci sagomati di nonna
trovo un fascino strano;
la casa di nonno è vecchia:
vi frugo cercando cose “nuove”;
cerco emozioni con un’amica:
le hanno insegnato le rinunce da fare;
su un pullman mi dispero
sentendo nominare il carcere.
Molti fatti fanno faticare
a scoprire se stessi in minor tempo.

infanzia

A diciotto anni ripresi il percorso iniziato con “Una nascita” e ne venne fuori questo.
L’elaborazione fu complessa, tuttavia non come i successivi della categoria, perchè i ricordi dell’infanzia sono appunto un susseguirsi di immagini staccate, momenti che avevo paura di dimenticare e che ho voluto fissare in questi versi, senza la pretesa di comprenderli tutti.
Il brano non ha subito modifiche rispetto all’originale.
Lo stesso giorno, lo dico solo per completezza (so di non essere un musicista), “musicai” il brano in questo modo:
LA FA LA MI
RE MI RE MI (da ripetere ogni due versi a mo’ di ballata).
(IV – 28.12 A)

ILLUSIONE, DUBBIO, VERITA’

Nascendo ho trovato te.
Ho pensato nell’albereto
alla purezza del cielo limpido,
della vita, dell’acqua, dell’aria,
al bisogno di pioggia nei campi,
all’onesto lavoro della gente
il cui sangue è privo di crudeltà.
Parlando, ti ho lasciato
per un momentaneo esilio;
sebbene impostori emergessero
tornare era sempre un piacere.
Le mode travolsero i costumi,
così vidi cambiare
l’ambiente che porto nel cuore.
La villa risparmiata dalla guerra,
da serena si agitò incosciente;
il suo nome vanta tante rivali
ignare del suo vero volto;
l’esistenza le muore,
ma fa ancora scalpore
nascondendosi dietro sole parole.
Capendo, ti ho perduto
e saputo la verità amara;
non so che età abbia il tuo male
destatosi da un sonno profondo.
Le strade sono quasi deserte,
non si crea più nulla di nuovo,
per molti è meglio fuggire.
Le chicche mi sfuggono
cercando vigoria nel monotono;
le ingenue in fiore faticano
a trovare una propria maniera,
per adesso come aspetto essenziale
adottano l’espressione triviale…
Sei finita…

41 illusione

A diciassette anni si può decidere di cantare il proprio luogo d’origine, ma l’omaggio può scontrarsi con una verosimile insoddisfazione adolescenziale e trasformarsi in invettiva. Accade anche ai più grandi, d’età e grandezza: “Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande,/ che per mare e per terra batti l’ali,/  e per lo ‘nferno tuo nome si spande!”.  Il brano dunque evidenzia il contrasto tra l’amore per il paese natio e una situazione socio/culturale non gradita.
Nel diario del tempo si parla di “critica”, di delusione per un luogo amato, dal quale tutto sommato non hai ciò che vorresti, solo monotonia, noia, maldicenza, fino al rifiuto. Anche se alla fine si afferma che il discorso è simile ovunque, tutto il mondo è paese, lo sappiamo. Può tuttavia leggersi qual’è il cruccio che più opprime il versificatore: non essere profeta in patria con le ragazze o almeno con quelle per cui poteva nutrire interesse.
Il brano è piuttosto simile all’originale, sono state apportate solo correzioni tecniche e nei versi finali:
verso  2: “pensare” era sognare
verso  7: “crudeltà” era insulti
verso 10: “impostori emergessero” era ciarlieri nascessero
verso 12: “le mode travolsero” era la bellezza invase (“bellezza” nel senso di esteriorità)
verso 15: “la villa risparmiata” era il villaggio salvato
verso 16: “sereno” era calmo
verso 23: “amara” era acerba
verso 25: “destatosi da un” era splendente in un
dal verso 29 fino alla fine, le variazioni sono più rilevanti, il testo era: Mi sfuggono le ragazze già secche (riferimento polemico alle coetanee)/ che cercano novità nel monotono./ La fatica delle bimbe in fiore (riferimento opposto al precedente)/ l’importante edilizia ha scalzato (riferimento ultra sibillino, vedi nota),/ affermando come aspetto essenziale/ l’uso libero del linguaggio (scurrile) del tempo/ deludendo sei finita.

Nota: la parte finale del testo originale, molto ermetica, oltre alla polemica con le coetanee, critica anche le più piccole (14-16 anni), con un riferimento azzardato: il loro uso di un linguaggio carico di volgarità è diventata la risorsa principale del paese, scalzando l’edilizia, attività molto in auge allora.
(IV – 3.1 A)

Music:
LA- … MI … MI-
DO  SOL
(IV – 3.1 A)

UNA NASCITA

Iniziava un nuovo anno
insieme alla mia vita
ma per tanti mesi
non mi vide nessuno.
Molti tornavano a scuola
mentre decisi di
uscire dal nascondiglio
…e sono nato allora.
Finiva una settimana
ed un paese aveva
un altro abitante,
gli uomini un fratello in più!
Cominciava un nuovo giorno
quando qualcuno mi incontrò
per la prima volta.
Nacqui in un casa modesta
ignaro di chi mi stava vicino
e di ciò che accadeva intorno.
Chissà quale si pensò
sarebbe stata la mia condotta
allorchè avrei conosciuto la realtà.

una nascita

Versi scritti a sedici anni con intento meramente celebrativo.
Un canto intimo e ancor di più lo era l’originale, con riferimenti biografici precisi e una chiusa dedicata all’amore di allora.
Il brano ha subito nel tempo diversi rimaneggiamenti, tanto da rendere complesso un qualche cenno alle precedenti elaborazioni.
Le variazioni hanno cercato di togliere, per quanto possibile, l’approccio retorico di versi come: “Tanti stavano per morire/altri stavano per nascere…”, “Tanti dormivano alla terza ora/ altri eran svegli…”, “Modesta la sua casa/ … tutti felici/ e lui strillava”…
 (II – 23.10 S)