Archivi categoria: canti… per Dio

IL SIGILLO DELLO SPIRITO

Appena dentro, istantaneamente,
ho visto l’opposto del surreale,
del magico, onirico o fatale:
un bagliore d’empatia ancestrale.
Pronto a confermazioni di massa
solamente, ma lì tutto percepii;
emanavan dall’aere le sembianze,
i modi, le andature, i tagli,
le maschere che conobbi oltr’Arci
ai tempi della scuola elementare.
Hanno portato con se la loro aria,
l’odore dei campi, delle fontane,
del paesaggio vissuto per le strade
e fattezze, zigomi, dentature,
visibili nell’alto Campidano,
tipiche a Terralba e Marrubiu,
come a Pabillonis e Arcidano,
eppur così precise solo a Uras.
Anche nei bimbi vedo i loro padri,
testimoni di varie stirpi sarde.
La cattedrale si traspone e scorgo,
nella volta, l’affresco vago e scarno
del soldato con l’elmo acuminato
in iconografia da catechismo,
teso ad infierire con la lancia
su santa Maria Maddalena a terra.
Intanto si conferma quella gente,
incede con svariate sfumature,
immortala la rappresentazione.
Il contegno che osservai allora:
la religiosità dal tono rosso
di sapore naif di fine secolo.

il sigillo

Tertio millennio adveniente il cattolicesimo iniziava la preparazione all’evento e al giubileo. Tre anni di preparazione che animarono tutta la chiesa locale, nel senso più ampio del termine. Fu così che quattordici anni fa mi trovai nel mezzo di una manifestazione di religiosità popolare dal vago sapore buñueliano o anche pasoliniano, che sarebbe banalizzante ridescrivere.
Una comunità storicamente rossa, a me nota, portava i suoi adulti al sacramento pentecostale nel duomo diocesano, generando un coacervo di sensazioni che misi immediatamente in versi.
(XVII.XXIX-28.6 A)

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ESEGESI DI UNA LETTURA EVANGELICA

A Gesù gli ipocriti
chiesero il parere
sul divorzio
per poter avere
dichiarazioni compromettenti.
Egli rispose che l’uomo,
abbandonata la famiglia
e unitosi alla compagna,
avrebbe creato altre vite
non più divisibili.
Un matrimonio perfetto
è un legame anarchico,
si può credere utopistico
per le debolezze umane,
ma è meraviglioso da realizzare.
Nel mondo si fanno le leggi,
ma qualsiasi esse siano,
sono limitazioni della libertà.
Dio non impose nulla,
lasciò che si agisse secondo coscienza.

A sedici anni sentii anche il bisogno di dire la mia su Il divorzio (questo il vecchio titolo), allora ero assolutamente contrario… Successivamente la mia idea si è evoluta nel senso che traspare da questa esegesi. Al giorno d’oggi è sempre più raro che un legame tra un uomo e una donna, duri una vita e sia felice. I casi esistenti non possiamo che definirli fortunati. Quanto alle leggi dello stato, esse talvolta vanno a toccare degli aspetti che dovrebbero essere lasciati alla libera determinazione della coscienza di ciascuno. Nessun uomo può stabilire delle regole che impediscano l’esercizio della libertà di coscienza di altri uomini, ad eccezione di ogni forma di violenza (ma questa è un’ovvietà).
I riferimenti sono del Vangelo di Marco.
Nel diario del tempo ho trovato invettive eccessive contro i fautori del divorzio e altri giudizi duramente faziosi che attestano la mia netta contrarietà (così, per partito preso, per propaganda subita acriticamente), come dimostra la stesura originale del brano, impresentabile.
(III-8.6 S)

… COME GESU’ CRISTO

La società mi esclude perchè
i capelli mi cadono sulle spalle
e la gente che mi critica prega
davanti alla croce di Gesù:
non sa nascondere l’ipocrisia,
appartiene alla borghesia;
sa bene che Cristo è con noi,
eppure ne profana il nome
identificandosi come sua seguace,
ma agendo con metodi repressivi
nei confronti di chi osserva
realmente l’insegnamento di Gesù.
I reazionari giudicano l’uomo
dall’aspetto esteriore,
ma a nei interessa curare
la pulizia dell’anima.
I miei capelli liberi come il respiro
mi aiutano nell’elevazione spirituale,
mi fanno sentire più naturale
in questo mondo meccanico,
mi danno la forza di lottare
contro la falsità di chi cela
che i veri Cristiani siamo noi.

capelli come cristo

Versi ispiratimi dal brano Hair dell’omonimo musical che ad un certo punto declamava: “I miei capelli come Gesù li portava, allelujah li adoro
/ allelujah Maria amava suo figlio, perché mia madre non mi ama?
/ Hair, hair, hair, hair, hair, hair, hair/ Flow it, show it/ Long as God can grow it./ Capelli…/ lasciali sciolti, mostrali,/ lunghi fino a che Dio li farà crescere./
Composti a quindici anni, esprimono il desiderio di portare i capelli lunghi, non potendolo ancora fare. Tuttavia osservo come la rivoluzione hippy americana sia stata molto più di facciata e poco di sostanza; insomma tanto chiasso per nulla, considerato che tipo di generazione ne è venuta fuori, più o meno conformista e amerikana.
Non così in Europa, dove gli hippy e i freak sono stati assorbiti dal movimento studentesco e dalle lotte dei lavoratori.
Per almeno 25 anni portare i capelli lunghi ha rappresentato l’emblema di un modo di pensare anticonformista e alternativo.
Il titolo originale era “Capelli come Cristo” e la metrica seguiva “End of the world” di Aphrodite’s child (Evangelos Papathanassiou). Il brano è stato ampiamente rimaneggiato,   riporto la versione originale, che ad un certo punto mi parve eccessivamente retorica.

Capelli come Cristo
I capelli come Cristo porterò/ giacchè tutti i seguaci lo adoravano;/ nonostante ciò chissà perchè/ tanti sono quelli che mi odiano;/ non importa,/ alle ragazze piacciono,/ solo così mi amano: capelli come Cristo!/
Perchè in questo mondo non ci dicono:/ “vivete la natura in libertà”;/ loro l’innocenza non conoscono:/ dobbiamo noi e gli altri rispettare. [variante: i nostri capelli non fanno del male,/ ma l’umanità meccanica non conosce l’innocenza]/ Non ci aiutano,/ non ci liberano,/ non si accorgono della felicità che danno i capelli lunghi./
Sono poveri e così Dio li vuole/ e liberi nel vento contro il cielo [variante: Sono poveri e vivono liberi/ nell’aria come il respiro]./ Ma per essere noi stessi dobbiamo fuggire/ come gli uccelli, soli e senza niente/ che ci dica/ perchè/ il mondo è crudele contro noi./
Solo i bambini ci sorridono,/ solo le ragazze ci amano;/ in questo mondo pochi capiscono/ quanto è bello la natura vivere./ Porterò,/ sì porterò/ i capellicome Lui li vuole, amando te./
Nonostante l’età in cui è stata composta mi sembrano evidenti dei cedimenti retorici alla canzoncina e a tratti alla canzone di protesta (es. Come potete giudicar, Ragazzo di strada, e così via).
(II- 29.9 A)

Il brano fu musicato in questo modo:
(Inciso: primi 4 versi)
MI, FA#     FA#, FA, MI
LA, MI
MI, RE       RE, MI
MI, FA#
(tre volte, la terza volta dopo l’ultimo FA# c’è il SI)
(ritorno: 3 versi seguenti)
LA, FA#      SOL, FA#   SOL, FA#
LA, SI
(V- 24.2 S)

FINE

Quando verrà il giorno predetto
tornerà tra noi Gesù Cristo;
parlerà a tutta l’umanità,
ricorderà il bene e il male;
ascolterà la musica progressive,
ma punirà i qualunquisti,
chi ha governato demagogicamente,
chi ha praticato il razzismo:
glorificherà la lotta per l’uguaglianza.
Andrà tra la gente con un oppresso
e ne biasimerà i mortificatori,
dannerà chi dichiarandosi padrone
ha sfruttato i lavoratori…
Non avrà pausa per un solo istante
dovendo viaggiare per molto,
per spiegare ai peccatori
cosa voleva da loro…
Tanti saranno ad ostacolarlo,
ma non patirà un’altra volta…
Quando Gesù tornerà sulla terra
abolirà il potere:
farà notare di avere dato
la libertà a tutti quanti,
mentre nel mondo (come sappiamo)
molti sono legati.

fine

Non posso negare che a quindici anni avessi una posizione religiosa un po’ integralista e rigida. Il testo sopra riportato è frutto di una rivisitazione successiva; l’originale, dal titolo “Fine della vita” era di segno più diretto.
Scrissi il brano dopo aver letto il testo della canzone “Jesus Christ” di Philippe Labro. Mi indignai e scrissi parole di commento durissime, al limite del delirio. Ancora oggi il testo del francese è inaccettabile, non tanto per i motivi per cui me la presi allora, ma semplicemente perché l’autore stravolge l’immagine evangelica di Gesù a suo uso e consumo, dicendo addirittura che “avrebbe combattuto a Chicago”. In sostanza quello che a lui poteva sembrare un Gesù alternativo, si riduceva ad una immagine assolutamente incosciente, simil marines o reduce Vietnam.
Il testo si sviluppa come una ballata o canto religioso alternativo originale.
Il mio testo nella parte modificata diceva:
(dal terzo verso)
“…Starà con i giovani e con i vecchi/ stabilirà il bene e il male./ Ascolterà chi suona la chitarra, ma punirà chi si droga,/ chi fa del male alla vita del mondo,/ chi vede tanti colori,/ dirà ‘la razza è una sola’./ Andrà per il mondo/ con un capellone/ e punirà chi lo odia,/ punirà quelli che avendo il potere/scandalizzavano il mondo/ senza pensare a quel giorno…”/… Ma questa è solo la parte riferibile…
(II – 28.9 A)

Accordi:
LA-  RE
RE  LA-
(IV – 2.12 A)