Archivi categoria: canti… per il mondo

LA CRISE

Il mio ombrellone è rotto da tempo,
old, imported products General Union
milleottocentosettantanove,
vetusto! Dimenticato ago e filo…
 
La borsa ha guadagnato un punto…
E iat a bastai u’ puntixedd’ ‘e agu…
C’est la crise! Attention allo scippo!
Intorno ombreleeinòn ultimo grido.
 
Ebbene scippami! Partout…che aspetti?
Nulla di popolare, tout à la page!
In questo mare verde smeraldo, toujours.

87 la crise

Endecasillabi sciolti
(XXVII.XLIII – 16.8 Arbu/Pis)

NEI NOSTRI VERSI NON CI SON LE MADRI

Nei nostri versi non ci son le madri,
solo comparse che l’infanzia segna:
affacciato a una finestra a quadri,
ciascun la destra della madre agogna.

Non ci son le madri nei nostri versi,
solo calunnie o passar da imbecille:
al bimbo non desse mangiar, parersi,
e in Stige, Teti, vulno lasciò Achille.

Nei nostri versi le madri non ci son,
solo richiami a crudeli perigli:
per prole imprudente chirieleison;
madri strappan dal loro rogo i figli.

Non ci son le madri nei versi nostri,
immolate nel mondo assassino:
sul dramma dell’aborto sparsi inchiostri;
di madre Ilia infelice destino.

nei nostri versi..

Alcuni anni fa una blogger, poeta, piccola editora, mi propose di cimentarmi sul tema “la madre”, in quanto avrebbe pubblicato un’antologia di versi in merito.
Non ho mai saputo se l’antologia sia stata pubblicata o meno, tuttavia questa richiesta mi mise un po’ in difficoltà, anzi inizialmente mi lasciò perplesso e conseguentemente anchè un po’ colpevole. Non avevo mai pensato a questo tema nel comporre versi e mi sembrava che non fosse neppure tanto considerato in generale.
Il brano nacque proprio da questo piccolo disorientamento. Accettai la sfida, ma non il rischio di cadere nella retorica, così scrissi dei versi, oserei dire, parametodologici, quattro strofe di endecasillabi a rima alternata, dove ogni verso della quartina ha una funzione tematica e/o tecnica, che lascio a voi scoprire, dico solo che un verso per stanza cita l’Odissea, l’Iliade, le Metamorfosi di Ovidio e l’Eneide.
(XXIII.XXXIX – 23.5 A)

EUROPA DEI POPOLI

 Nella penombra appena schiarita dalla lucerna,
 il cui bagliore era assorbito dagli alberi d’ulivo
 ondeggianti al soffio del vento d’autunno
 e dai muri a secco di basalto,
 nella strada deserta di Figus,
 l’uomo si avvicinò al portale ad arco,
 aprì, lo varcò e si perse
 nel cortile buio della casa.
 Rita Urraci udito il tocco sul vetro della porta,
 aprì senza esitazione.
 Bardilio Cannas era atteso.
 I compagni, rotto il cerchio intorno al focolare,
 lo abbracciarono uno dopo l’altro.
 Egli comunicò la riconquistata libertà
 avvenuta senza spargimento di sangue.
 Così i patrioti di Figus
 seppero del loro popolo libero
 nella grande Europa.

83 l'europa dei popoli

Per un sardo l’Europa, quella vera, federale e sovrana (non l’accozzaglia di interessi statali che è oggi), rappresenta un valore positivo, il superamento dello stato coloniale, della condizione di territorio occupato, l’Europa dei popoli appunto.
L‘Europa ha una legislazione molto avanzata che tutela e difende le minoranze e per loro in molti casi è una garanzia, una difesa.
Il brano, riduzione di omonimo in prosa, dipinge un breve quadretto patriottico in cui la Sardegna riconquista l’autogoverno ed entra, senza armi e come popolo libero, nella grande Europa.
Premio letterario “Un racconto per televideo” (1996).
(XVI.XXVIII-24.12 A)

POLITIQUE D’ABORT

 Sia premesso che il libertario
 non pondera il rapporto sessuale
 dal destro di negarne il frutto.
 (Non si può fare l’amore 
 senza restarne intrisi)
 Sia premesso che il libertario
 non discrimina tra forme di vita,
 specie quella della donna incinta.
 (Dall’amore si può nascere,
 ma non si deve morire).
 L’aborto è un grave dramma umano
 subito, suo malgrado, dalla madre,
 sbaglia chi lo spaccia per un vizio.
 (Le leggi non devono mai
 vincolare le coscienze).
 Quella donna è solo una vittima
 della violenza sociale di stato;
 Dio non sta ai vertici del potere!
 (La legge è sempre arbitrio
 nei confronti della libertà).

57 abord
 
Brano piuttosto rimaneggiato rispetto all’originale, nel tentativo di chiarire il più possibile dei concetti complessi, relativi a una questione che coinvolge profondamente (in qualsiasi modo la si voglia rigirare) la coscienza individuale. Per una completa comprensione trascrivo anche la prima versione che era intitolata semplicemente “Aborto”:
L’anarchico non uccide/ il frutto di un/ rapporto sessuale./ (Chi può fare l’amore/ senza provare affetto?)/
Il libertario/ protegge la vita/ della donna incinta./ (dall’amore nasce spesso/ un essere umano)./
L’aborto è un grave dramma/ subito dalla madre,/ voluto dalla borghesia./ (Le leggi non devono/ legare le coscienze)./
La donna è oppressa/ dalla violenza sociale;/ Dio non sta ai vertici dello stato./ (La legge è sempre arbitrio/ nei confronti della libertà)./
 Scritto a Firenze all’età di vent’anni, ai margini del consesso degli Obiettori di coscienza (al servizio militare), in un contesto molto particolare… i sotterranei (che ospitavano una scuola) della St. James American Protestant Episcopal Church.
(VII – 6.1 Fi)

DA UNO SGUARDO DI BAMBINA

… Uno sguardo di bambina
ha riempito qualcosa dentro me.
Era là che giocava
con i suoi amici,
poi ha alzato gli occhi
e mi ha guardato dolcemente;
così ho visto la pace,
ho capito il messaggio di Cristo,
il perché devo tornare bambino;
ma non basta che lo diventi io solo,
non basta che lo diventino tanti,
non basta che uno solo non lo sia.
Se un giorno diventeremo tutti bambini
realizzeremo la Libertà.
Nello sguardo di quella bambina c’era amore:
io provo amore per lei,
io amo i bambini,
vorrei essere come loro
e soffro vedendo quanto poco lo sono.
Incontrando un bambino
incontro il giusto
e sorrido al giusto
e il giusto mi sorride
e qualcosa si riempie dentro me.

da uno sguardo..

Adolescente, tornavo da scuola, percorrevo l’ultimo tratto di strada verso casa; mi imbattei in un gruppo di bambini che giocavano.
Al mio passaggio una bambina, un angelo bellissimo con gli occhi blu, si fermò e mi guardò sorridente, risposi al sorriso e continuai…
Questo attimo si è fermato nella mia mente e ancora oggi ne serbo memoria.
Qualche tempo dopo scrissi questo brano nel tentativo di descrivere quell’emozione, dandogli un profondo significato di pace.
(VI – 12.12 Rm)

IL MANIFESTO

 Orémus: il clero reazionario è
 avverso all’obiezione di coscienza,
 favorevole perciò alle guerre.
 Kyrie eleison et Christe eleison.
 Non capisco allora perch’è contro
 rivoluzioni armate socialiste
 tendenti a ripristinare giustizia,
 mentre la guerra porta solo faa-me.
 Constantia!
 
 Disperato, profugo esasperato,
 stanco di vivere ristretto, oppresso,
 la risposta armata è vendetta,
 non rivoluzione, liberazione.
 Sangue chiama sangue per i tuoi figli.
 Per un progresso saldo al socialismo
 occorre lotta dura al capitale,
 con resistenza attiva nonviolenta.
 Aa-men!

manifesto

Brano estemporaneo scritto lo stesso giorno del precedente e riportato, senza titolo, nella stessa scheda cartacea.
Riporta quello che già allora (vent’anni) era il mio pensiero, movendosi tra quelle che alcuni potrebbero chiamare le “mie contraddizioni”, ma che in realtà sono le contraddizioni della chiesa da una parte e della “lotta di popolo armata” dall’altra, la quale, dato che è “di lunga durata”, tanto vale sia nonviolenta.
Con la chiesa ufficiale non c’era neanche storia; frequentavo una Comunità di base, quelli che sono ancora oggi i Cattolici del dissenso. Era vivissima allora la teologia della liberazione in America latina, non del tutto nonviolenta per la verità…
Mi muovevo invece politicamente tra compagni che si definivano in gran parte atei e che ogni volta mi facevano due palle così… Trovare chi la pensava come me (fuori dalla comunità) era una rarità e non era ancora accaduto.
Il brano va letto come se si officiasse una funzione religiosa, non per essere dissacrante, ma solo per sdrammatizzare (stile Giovanni Lindo Ferretti per intenderci).
(VI-9.12 Rm)

LOTTA EFFICACE

Compagno,
ti hanno rubato la terra
e sei disperato.
Fratello,
dormi sulle sabbie del deserto
e i re ti bandiscono;
hai impugnato le armi
vedendo indifferenza intorno a te,
hai colpito anche chi non conta,
hai risposto all’ingiustizia
con tutta la tua rabbia.
Non hai fatto il gioco di chi ti odia?
ora egli può dire che sei malvagio,
pur essendolo mille volte tanto.
La tua lotta non è vincente,
non dà garanzie dì lunga pace
in quanto i mezzi prefigurano i fini…
E allora solleva il pugno,
spezza il fucile e leggi il Libro,
comincia la tua lotta efficace.
L’odio si distrugge con l’amore
e il mondo nuovo si realizza col tempo:
unità, autodeterminazione, autogestione,
comunione, libertà, uguaglianza,
da Damasco a Chicago,
da Belfast a Valparaíso.

45 lotta efficace

Riflessione giovanile (vent’anni) che prende spunto dalla questione palestinese alla luce delle mie idee nonviolente in erba. Frutto di letture e frequentazioni eterogenee, dagli obiettori di coscienza, ai radical chic, agli ambienti della nuova sinistra e soprattutto di qualche Palestinese, studente a Roma. Un crogiuolo di opinioni, tra le quali la mia, già formata, visto che non è mutata negli aspetti fondamentali, semmai può essersi arricchita l’analisi.
La storia ci insegna chiaramente che il ricorso alle armi è sempre fallimentare; i fautori della guerra portano con se dei principi di distruzione che inevitabilmente si proiettano nella società che andranno a costruire, peraltro costantemente minacciata dagli sconfitti.
La nonviolenza, sebbene lotta dura e duratura, con l’inevitabile e concreta solidarietà internazionale, avrebbe verosimilmente già risolto la questione, che invece non è migliorata e forse, anzi, è peggiorata.
Ciò non assolve, tutt’altro, la Comunità internazionale e soprattutto gli stati più potenti, dagli USA all’Europa, per l’inerzia ipocrita con la quale affrontano questa e altre questioni, per calcolo e sporchi interessi.
 La primissima stesura, più esplicita e utopica, conteneva riferimenti all’anarchia e a Cristo, con l’obiettivo di un socialismo umanitario definitivo.
(VI- 30.11 Roma)

UNA VERGOGNA

Del mondo a noi prestato abbiamo fatto una vergogna
con il determinante aiuto dei politicanti,
che vivono beati alle spalle delle masse
e sempre hanno adottato la tirannia come loro gioco:
giurano sia la gelosia degli astri la causa delle guerre.
Un popolo di meticci e amerindi,
ignorante e affamato,
cessa di subire
e lotta contro i governi
che impunemente lo tormentano.
“Determina qualcosa il colore della pelle?”
è l’arduo irrisolto dilemma degli Stati Uniti,
impegnati assiduamente con la “scienza”, non col sangue sparso
e se hanno ucciso tante vite allargando isolati scontri,
lo hanno fatto perché contando i morti dorma il presidente.
Un paese apparentemente calmo,
dalla vita dura,
priva della libertà: 
“E’ come avere più zar”,
penseranno certo i compagni.
La gente gialla coltiva il riso
ed ha un dio vivente,
esaltato o mistificato;
eppure ha un pregio raro:
non ammette disparità.
Anche nel continente antico le autorità esortano uguaglianza,
bisogna riconoscere la gloria della teoria;
in pratica troviamo caste gonfie di ricchezza,
mentre la plebe ammira rammentando
l’incolmabile abisso tra lusso e miseria.
La terra deserta araba e nera,
nel lento progresso,
è stata sconvolta
da semine d’ira,
accusata di troppa quiete.
Potrò trovare un rifugio isolato da questo mondo?
son stato troppo a lungo in un suolo colmo di indecenza,
dove gli stati e una risata sono equivalenti.
Purtroppo gli astri hanno vinto la battaglia,
qualunque invidia su di noi è ormai infondata.

42 una vergogna

Scritta un mese circa dopo la precedente (in occasione del 44 compleanno di mio padre), è frutto della mia indignazione di adolescente per i vari conflitti che affliggevano la terra, i più fomentati come oggi dagli USA, con il terzo mondo ridotto alla fame… non è cambiato tanto. Il diario mi aiuta ad individuare i paesi passati in rassegna (se ce ne fosse bisogno): America latina, USA, Russia, Cina, Europa, Africa/medio oriente.
Anche qui adottai l’espediente del pianeta-dio, ma in modo sarcastico; infatti sono i potenti che, tra le altre menzogne, vorrebbero far credere ai popoli che causa di tutti i disastri descritti sia la gelosia degli astri. Marte era infatti il titolo originale con il sottotitolo “Una vergogna”, poi promosso a titolo.
Il brano sostanzialmente è quello originale, pochissime le modifiche:
verso 4: “adottato” era apprezzato
verso 5: “giurano” era diranno
verso 5: “astri” era Marte
verso 19: “E’ come avere più zar” era “Quasi meglio lo zar”
verso 23: “mistificato” era delinquente, poi, alterato
verso 25: “disparità” era distinzioni
verso 26: “autorità” era sovrani
verso 28: “caste” era corti, “ricchezza” era preziosi
verso 37: “colmo” era modello, “indecenza” era vergogna
verso 38: “stati” era governi.
Lo stile è quello della canzone di protesta; per questo un certo disordine metrico è passabile. Vi si alternano versi lunghi e corti, i primi ispirati (metricamente!)a “Tutto alle tre” di Valerio Negrini e non oso commentare oltre…
(IV – 1.2 S)

PLUTONE

Diabolico punto lontano,
inutile meta che cerchi la luce,
il tuo nome inganna,
Plutone: sei ghiaccio!
Fossi unico!… Invece
hai bisogno d’amore,
non stancarti a cercare…
Un’istituzione semplice
lavando ignoranza, creerebbe un Uomo:
grande cosa per tutti!
Farebbe parlare,
conoscere il mondo;
spiegando fenomeni
quanta gente ha insegnato!
Agglomerati di fogli da scrutare
sprigionano cultura mostrale;
tra gli impianti originali,
laboratori santificati,
teoriche sale,
esperienze immaginarie…
tutto un mitico gioco
nasconde l’identità
della tua amante, Plutone.
Sarebbe Pubblica Istruzione,
lo dice una scritta nel marmo.

     Suppongo che da sempre gli studenti abbiano contestato in modo più o meno veemente l’istituzione scolastica, con apoteosi storica nel Sessantotto. Ciò accade soprattutto perché in passato il Ministero della Pubblica Istruzione veniva affidato a politici conservatori e fuori dal tempo, più recentemente ad improvvisatori, pasticcioni o emeriti ignoranti.
     Ancora oggi (a parte la discesa in campo degli asini e lo smantellamento della scuola pubblica, privata di risorse) l’attività didattica perde di vista che lo scopo della Scuola è educare ed istruire e non una funzione punitiva dello spirito giovanile.
     Brano scritto a diciassette anni, quando definivo la situazione della scuola “disastrosa” e “Questa istituzione sta perdendo valore col tempo ed è come Plutone, lontana, buia, fredda”. Figuriamoci ora!
     In origine il brano aveva come sottotitolo, appunto, “Scuola”. Rispetto all’originale ha subito dei tagli, da me giudicati eccessivi, retorici e in parte non più condivisi.
     Dopo il terzultimo verso c’era questo testo:
Deciso la soglia ho varcato./ Sarà un’eccezione vedere imparare/ i ragni e la muffa:/ hanno diritto anche loro./
Tra baldoria e silenzi/ dei ragazzi e un signore/ si stanno a guardare./
     Alla fine c’erano questi versi:
Finita l’ardua scalata/ avrò un foglio di carta/ e starò senza mangiare:/ ho solo perduto del tempo./
Non bisogna mentire/ “cari” governanti./ Plutone, lei potrebbe morire./
(III- 7.12 S)

SITUAZIONE… SOLUZIONE!

Abbiamo percorso il mondo
trovando pochi spazi
nei quali vi sia la pace
L’amore molti uomini
lo hanno trasformato in odio
col passare dei tempi.
Quando ci incontrammo
svanì la realtà amara;
spesso sfogavamo
il sentimento che ci legava,
ma era un affetto parziale,
perciò cambiammo strade
e i nostri cuori ne risentirono:
per tanti separarsi è normale.
Penso proprio che le macchine
vincendo le menti umane
abbiano fossilizzato le anime.
Credo sia il momento
di organizzare la lotta
per la liberazione esistenziale;
basterà studiare il libro
che ha parole di vita eterna
e armarci di fede, speranza, carità.
Chi ha padronanza del male
temerà la nostra rivoluzione
e cercherà di distruggerci.
Così conosceremo il nemico,
la radice della malevolenza
e tanti si sensibilizzeranno.
Sono cosciente delle difficoltà,
perchè l’albero maligno
ha contaminato tanti frutti
e se non vorremo
marcire anche noi,
dovremo lottare subito.

situazione soluzione

Abbiate pazienza, siamo sempre nella fase adolescenziale (15 anni, periodo molto produttivo), gocce di retorica persistono. Il brano (mai amato tantissimo) è rimaneggiato senza pudore, rispetto all’originale, che evidentemente (in una determinata fase del mio percorso compositivo) ho rifiutato, fino a fargli rischiare l’oblio…
In questa presentazione però, ho recuperato un verso di quello, dunque l’attività bradisismica non è ancora conclusa. Ovviamente non mi riferisco ai concetti espressi anche confusamente, ma alla resa del verso, all’affabulazione, fattori che oggi curo fino a rischiare l’ermetismo assoluto… pian piano ci arriveremo… pazientate frates!
Dedicata a Lily, il cui nome era il titolo, modificato poi in “Metamorfosi disumana”, ovvero (dice il diario) del poco amore presente nel mondo, salvo eccezioni. Un mondo egoista che nasconde questa realtà.
(II – 11.10 S)