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LAUDA NOVELLA

Nell’unica parete della stanza,
cangiante, eretta, incrocio con il cielo,
indica mezzogiorno, ritto stelo,
stremata, nella degli occhi brillanza…

Sbarrati! Labbra a cuore, seno in danza,
inusitata grazia cui anelo.
Non assumiam rischi per troppo zelo,
prendimi! saprà sono tua sostanza”.

Sia lodata sempre tra le femine
anche per la tua mente e la tua arte,
il carisma ammaliante e la tua anima,

la tua voce angelica, da una parte…
Con tutto il suo corpo crea le semine
di paure e virtù di cui è magnanima.

Sonetto
Metrica: abba abba cde dce
(XXIX.XLV – 22.08 Pis/Arbu)

 

NUOVA COMUNIONE

Desiderio perenne
dal primo approccio ed eri senza volto,
sensazione solenne
tale passione ha alimentato e accolto.
Colà venivi, andavi,
tra razionalità e accondiscendenza,
mito dei più soavi,
fiamma di condivisa compiacenza.
Coltivi le paure,
accendi, vuoi esser presa, sei un po’ mia,
sorprendi con premure,
larga in quanto d’oltre caro dare via.
Viso suadente, esalta,
la tua voce femminina inebriante:
quel confonde, essa assalta,
sirena fuori dal mare cantante.
Mai ci fu comunione più anelata
anche se in sogno arridesse il trionfo,
né disincanto ma sorte insperata,
senso di ricompensa, nessun tonfo.
Strenne, le amore, Eva, la prediletta,
un figlio, e non pesa chi dà o chi accetta.

Canzone alla greca
Metrica:
strofe aBaB cDcD
antìstrofe eFeF gHgH
epòdo ILILMM
(XXIX.XLV – 1.08 A)

TORNI A MANIFESTARTI GENTILMENTE

Torni a manifestarti gentilmente
per offrirmi attimi meravigliosi,
primo dei primi amori tenti a mente,
malgrado i tuoi contegni misteriosi
forse oltremodo grandi;
arcani spesso causa d’ossessione,
non ne scorgo rimandi,
spartiti insieme ad alcuni altri affetti
di agevole intuizione
se noti sotto diversi rispetti.

Questa visita pur pone domande
su dove tu possa avere dimora,
incantato da recenti ghirlande
t’accosto a Michelle o altre russe ancora;
giri Roma con loro,
verso est, nella marca, sorseggi albana,
t’incoroni d’alloro
o sussisti in un quadretto teatrale
quale etereo nirvana,
palcoscenico d’Anna più sensuale.

Lietamente non ti rivedo ombrosa,
risplendi alle battute con piacere,
la novità che rende deliziosa
maturità delle più lusinghiere.
Nell’aria rarefatta
persiste la bellezza del tuo viso,
parvenza soddisfatta,
epifania dintorno a sé fa il vuoto
di pathos ben intriso
e tale straordinarietà denoto.

“Lei non è Annamaria!” …e tu correggi,
perché lo sei, ne ridi e lo confermi,
noncurante appena, glissi, e motteggi:
“Su detto assunto non puoi ravvedermi!”
Un endorsement siffatto
figura avallare il filo lontano,
il dono del riscatto;
si leva nuovo anelito d’ardore
dal tuo impulso sovrano
a dare quello cui fosti censore.

Sì, è accettazione! I tuoi occhi brillanti
e letizia perenne sulla bocca
anche nei momenti assai imbarazzanti,
quando scappò nuda alba pingue gnocca.
Il resto è didascalia:
risulti assorta in lavori manuali,
data alla bibliofilia,
abbigliata con comodi vestiti
di armonie celestiali,
tua sorella appartata, e assolvi ai riti.

Quanto, in pochi stupendi fotogrammi
da salvaguardare con tanta cura;
tra veglia e incoscienza sciolgo anagrammi,
reductio ad voluntatis mi cattura.
Per maggiore cautela
compi condiscendente resistenza,
lo stupore rivela
o deve stimarsi presentimento
che abbia la conseguenza
degli effetti dell’innamoramento.

151

Canzone
(Cinque strofe e congedo, di 10 versi; fronte in endecasillabi ABAB, sirma in settenari ed endecasillabi cDcEdE).
(XXIX.XLV – 2.2 A)

A TE MI PROTENDO ONIRICAMENTE

A te mi protendo oniricamente
mentre siedi nella piazza di pietra,
la mia bocca, tosto, la tua sequestra,
labbra rosso passione, carne ardente.
Ripeto con pudore, pur veemente,
per tema che, inviolabil, facer chiostra;
in realtà nel catturare sei mastra,
dolce pensiero intenso, prepotente.
Inoltre inconsciamente soddisferai
un nuovo travolgente desiderio
di paternità, ancora mi pervade.
Il resto è dimensione, quel che accade,
non poetica, eppure afflato serio,
se una vita felice con me vorrai.

149-a-te-mi-protendo

Sonetto (abba abba cde edc)
(XXVIII.XLIV – 27.10 A)

nota: Verso 6: facer, da facĕrent (facĕre) = facessero

CUOR GENTILE DAL SINUOSO ANDAMENTO

Cuor gentile dal sinuoso andamento
china su fiori ti scorgo ondeggiante,
postura che non cela l’ardimento
del brillio dei tuoi occhi imbarazzante;
quel ceruleo bagliore
intenso, rende luminoso il viso
e orna il mio di rossore;
sicura, colta e da cogliere, fata,
mi domini indeciso:
anima seducente convitata.
Discreta, bensì affabile ti doni
verso mia sregolatezza latente,
sebben l’equilibrio di cui disponi
faccia sembrare anch’essa inesistente.
Eppure ogni parola
quest’insieme irresistibile accresce,
mi stimola e consola.
La tua figura completa l’incanto
ne’ slanci che esibisce,
destando, a stima, la passione accanto.
Non vorrei mai smettere di parlare,
in quanto accetti qualsiasi favella
con grazia del tutto particolare
che la disponibilità suggella.
Solleciti fantasie
spingendo il gioco a trasgressioni caste,
d’intimità bramosie.
Comprendi e ridi de’ sbirciar confuso
di vedute men vaste,
eccesso di visioni che ho profuso,
rimandano abitualmente al talamo
nel rustico alloggio per me disposto.
Tra razio e perizia armeggio il calamo,
pondero il fardello del presupposto;
allusioni velate
mi illudo ti raggiungano e piacciano,
premure misurate
concesse, ma siamo a fine viaggio
e la strada annunciano,
sperduto inerpico questo fraseggio.

147-cuor-gentile

Canzone ridotta (stanze di 10 versi in rima ABABcDcEdE)
(XXVIII.XLIV – 11.9 Sar)

QUELLE SERE DEL LONGUE ANDIRIVIENI

Quelle sere del longue andirivieni,
lei là sempre assisa sull’alto seggio,
si mostra nel lounge food nei tratti ameni,
bambola che parla a un soffice aggeggio.

Ciondolo oltre e rievoco la prigione
dell’indifesa schiava di se stessa,
le ore d’aria son l’unica evasione,
assiste a questo oblio mite e sommessa.

Dai refugium peccatorum prosceni
nanzi al salottino ignaro passeggio
spargendo identità in ogni stagione.

Pur d’inverno figuro un’agnizione,
nel cammino perenne la corteggio
mentre s’alternano gli arcobaleni.

Nella mente i suoi seni,
l’accavallo e qualsia grazia concessa
sensi che spogliano l’idea riflessa.

146-quelle-sere

Sonetto caudato misto (rime alternate e simmetriche)
(XXVIII.XLIV – 5.9b Chg)

THE REMAINS OF THE DREAM

Così si unì la compagnia del sogno,
da un incontro casuale con tua madre,
quando da doloroso pregiudizio
– e quale? – la anelavo riscattare.
Si aggregò all’improbabile brigata,
in domu, nel momento conviviale;
sapore vario, contesto animato,
per risolvere un intricato impiccio.
Pur l’incanto vola, caro e insperato,
lassù in soffitta, in camera dei nonni,
lato sinistro entrando nella stanza,
stiamo io e te passionali e affettuosi
e soli, per complicità o imperizia,
non meno della mia chino sul letto
che fluttua senza spazio e l’equilibrio
mi è dato dalla tua risposta al bacio
intimo; ti affianco tenera e dolce,
preludio alla fusione più totale,
manco ci turba una prima intrusione,
tu sembri di Dumas la Sanfelice.
Ma potenza dell’imprescindibile,
siamo scoperti e irrompe il sodalizio.
Lei ride, tra il sorpreso e il compiaciuto,
sì noi mentre van via in modo inatteso.

144 the remains of the dream

Endecasillabi sciolti
(XXVIII.XLIV – 1.9 A)

 

LO

Il sogno fluisce color seppia,
ritorna per slide animate
di tue ultime immagini viste.
Il panorama trasparente
tale a furore steinbeckiano,
pure il selciato è evanescente.
Per niente pago di riguardi…
Ora la dissolvenza, fondou!
Tua madre in casa indaffarata,
sempre gentile e sorridente.
Noi là, nel divano all’angolo,
insieme alla loquace Mona.
Tu dolce, tranquilla, serena,
magnifichi tanta bellezza
con un’allegria allusa appena,
tra il raggiante e chi la sa lunga.
Le vostre bocche a cuore, unite.
Svaniscono i particolari
come gli affreschi della metro…
Esci, riduco le distanze.
Voi offrite gadget d’amore.
Campo totale su tuo padre,
lui legge e non chiede di nulla,
fa un uhm familiare nel tono
che crea un’eco col timbro noto.
… E mi riscopro ancora in viaggio,
son pieno di te, ma dove sei?
Or nemmeno molti anni or sono
in un luogo vicino ai laghi
stava una ragazza named Lo.

143 loo

Novenari sciolti
(XXVIII.XLIV – 21.7 A)

ALLA CERCA DELLO CURADORE…

Scenario San Lorenzo nell’arsura
già il massimo quella sera chiara
di che s’ordinava mia mente ignara
in piazza della mor… nei ludi oscura.
Settecentosessantanove anni
addietro, giocosa, chiara nei panni
disputa verbale e d’arme si vara
capannelli di saltimbanchi e strilli
di messer Lancelot tutti i cavilli.
La tencione chiara, priva d’inganni
espone in idioma ostico ogni cosa
tra lo populo ti scorgo curiosa.
L’attenzione è solo per te che oscilli
nella tenebra chiara altro non vedo
sfidi lo volgo, circondi l’aedo
è tuo il campo visione graziosa.
Tu madonna, tu fanciulla, tu persa
chiara danzi nell’aria in ruolo immersa
emozioni, mostri un limpido albedo
sorridi, stupisci, schiudi le labbra
balena sul volto un’espressione ebbra
le ciglia inarchi apparendo introversa
la chiara fronte nastrata reclini
gli occhi espressivi si fanno furbini.
Fini linee rarefatte in penombra
agile incedere, braccia ondeggianti
in chiara maniera la folla incanti
sussurri parole, ti elevi e chini
mi batte il cuore se incrocio lo sguardo
adoro il tuo aspetto e dentro me ardo.
La chiara cerca ostento fra gli astanti
de er curadore, alterando il copione
neo giullare, penso sia Brancaleone.
Seguo in ressa quel moto con riguardo
giù per la così chiara valle cupa
lo slancio nel declamo là non sciupa
potente, o dea, è l’ interpretazione
sale l’adrenalina e ti precedo
pertanto perdo Chiara, ergo recedo.
Performi da leonessa, mica pupa
con teatralità chiara, uno splendore
colgo lo stupore, vivo candore;
nel quadretto sulla scala intravedo
la lucida intensità di data arte
risalendo verso più chiara parte
deflagra farsa dello trovadore
presso San Pellegrino, in mille bizze
meno ludika senza tue fattezze.
Ma l’imago chiara non si diparte
né l’incisività di tal fluttuare
con il passo sinuoso da estasiare
conforme alle naturali dolcezze.
Fatto ritorno in secolo ventuno,
cui anche poesia minore fa raduno
ritrovo grande attrice da emulare
semplice e chiara pur schiva e pavida
che crespa chioma rivela intrepida
tutte le pose esalti numero uno
eclettica, viso mitico e fresco
fabula chiara d’ideale istrionesco.
Sapore di una giornata fulgida
capolavoro della tua esistenza
dell’essere ragazza di tendenza
comunque chiara nel piglio fiabesco.

142 chiara

Terzine di endecasillabi a schema madrigaleggiante (abb, acc bdd cee…)
(XXVIII.XLIV – 29.6 Arbu/Pis)

… NEL VIAGGIO

C’è poesia nel sedersi sul ponte di
Vigo (…del dove, del come e quando?)
Dello scrivere
percezione,
gocciola senza decisione
intanto, è forse una tregua
concessa al trovatore
in cerca di un senso.
E c’è folla quasi fosse un ombrello.
Tra corpi lo sguardo penetrante,
occasionale,
passeggero,
fisionomia scelta allo scopo;
volto sardo, gradevole,
che deciso e bastardo,
si accosta, contatto.
Provenisse da una business society,
gruppo a volte estetico perfetto
ove non si sa
posar poesia,
se su pieghe mature, charmante
o il viso d’une jeune associé.
Ed è carezzevole,
impone esclusiva.
Spalanca sulla sua faccia i grandi occhi,
colpita, li sostiene ancora un po’,
levati i loro;
breve gioco
che si eterna nella memoria,
si affligge delle lumate
so offese, calpestate,
così inesplorate.
C’è poesia in questi incontri di un attimo,
tratti nuovi che paiono antichi,
già conosciuti,
compositi;
come ieri in bus per la Pieve,
si appassionano i pensieri
ogni metro, ogni istante
perpetua il mistero.
C’è poesia in rapporti irripetibili,
nell’amore complesso ed eterno,
nel cammino ebbro
e sognante
a un balzo dal mare tranquillo,
nel suo struggersi impotente
quelle sere di aprile
del fendere l’aria
delle falcate notturne assordanti
che vibrano a pochi passi da lei
su prigioniera,
trepidante.
Vestigia di baci in vetture,
di ansie, nevi, bagagli,
nell’idea di abbracciarla
che nutre per mesi.

138 nel viaggio

Polisillabi compositi sciolti
(XXVIII.XLIV – 19.4 Chg)