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EDUCARE AL PENSIERO CREATIVO

Via incubi e segni, abbozzo sovversivo:
quel giorno l’ispirazione non c’era,
sgorga all’equinozio di primavera
a completare tal caso interattivo.

Il ritmo esige un clima distensivo,
l’ho cercato in qualche eterea atmosfera,
tu impegnata con dei mentori schiera
educandoli al pensiero creativo.

Il mistero del verso è appassionante,
m’ha preso stamattina alzato appena
per attenzione a te amica stupenda.

Cantavi e in alcun modo si fraintenda
‘La diversamente rossa scatena,
voglio farmi un regalo stimolante’.

L’ effetto risultante
dell’epico incontro tra Dafne e Morfeo
compie nel secondo alloro l’apogeo.

Metrica: Sonetto caudato
Schema: ABBA ABBA – CDE EDC – cFF
(XXX.XLVI – 20.03 A)
Ad Anna Alessi per la sua II laurea.

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DA TEMPO INDUGIO…

Da tempo indugio, villa del Monreale,
urbe piatta, bassa, d’armonizzare,
dato hai poco o fatto finta di dare.

Vaglio il fato dei nomi ricorrenti
procedendo in corsie lunghe e diritte,
lumo assiduo non celando ardimenti,
tu ricambi silenti occhiate invitte;
fugaci appaion le sbirciate inflitte
nel timore s’intersechi il guardare:
trae forza la liaison con l’avanzare.

Francy dista passerelle infinite,
spinge una sorta d’idra in lontananza
incurante de’ sporgenze proibite
che hanno dei colli sinuosi prestanza
e di fanali cerulei mancanza,
filtrati dai cartoni pro imballare,
ma sente l’attenzione accarezzare.

Mi struggo a ideare dell’impasse lo sblocco
di tutto ignaro, di saper pauroso.
Creo altri alibi e in corsie d’acqua arrocco:
scacco a Barbie dal sorriso affettuoso,
timida, audace e aspetto delizioso
ed è un ennesimo assurdo giocare.
J’adore… eppure vi ho visto sfumare.

Ballata
Metrica: Ballata. Schema: xyy; ababbyy
(XXX.XLVI – 9.03 A)

PICCOLE AVVENTURE, FOLLI EMOZIONI

Apprezzare le piccole avventure,
per quanto minuscole, invisibili,
d’enorme senso e acute congetture,
adrenaliniche e irresistibili.

Serie di fortunate coincidenze
nel raggiungere Vigo a passo lento,
un po’ incredulo delle circostanze,
malgrado l’attraente scottamento.

Rosea continuità territoriale:
staffetta vaporetto–bus pel Lido
sorprendentemente fenomenale,
sono in quello che del cinema è il nido.

Gironzolo con aria da cronista,
click! shtrak! pstrik! klops! incontrollati scatti.
Ehp! Mi passa innanzi la giornalista,
cercavo lei, s’incrociano i tragitti.

“Anna… Annamaria!” Si volta e sorride,
“…Tu chi sei?” “Ti seguo…”, farfuglio. “Ma dai!”
In preda al turbamento quale vide,
meravigliato di me stesso abbozzai:

“Posso farti una foto?” ed acconsente
poi viene incontro a stringermi la mano,
pure adolescenziali reminiscenze,
bacio e ilarità del pruder profano.

Va… e io esaltato, pregno d’emozione,
il contenuto evento si è compiuto,
racconto a te, gentile, con passione,
ti valga questo modesto tributo.

Metrica: quartine di endecasillabi con rime e assonanze alternate
(XXIX.XLV – 4.09 Chg)

 

TEATINE

Incontri di lunghi attimi decanto,
ultimo questo nel corso chietino,
co’ Eve tra Mediterraneo e Appennino,
sembianze multiformi, ma occhi incanto,
linee e sfumature cui menar vanto;
l’archetipo dei lenti passi in mente
impresso su molisane, splendente,
né fan difetto tusce o marrucine,
verde smeraldo di donne teatine:
in piazza duomo lo attesto coerente.

Fondo Cari celebra Emilio Greco
nel centenario, a Palazzo de’ Mayo…
Occhiali che celano iridi acciaio
e cadenza marcata d’alto speco,
presa da fogge sensuali, stai meco,
ti eclissi, ritorni, mi fai da guida,
mentre la pescarese si ritira
e una fatina sfila per la festa;
alludi, inviti, aneli esser richiesta,
desiderando quanto più ci intriga.

Espinella in endecasillabi (decima rima)
Metrica: ABBAACCDDC
(XXIX.XLV – 31.08 Chieti)

LAUDA NOVELLA

Nell’unica parete della stanza,
cangiante, eretta, incrocio con il cielo,
indica mezzogiorno, ritto stelo,
stremata, nella degli occhi brillanza…

Sbarrati! Labbra a cuore, seno in danza,
inusitata grazia cui anelo.
Non assumiam rischi per troppo zelo,
prendimi! saprà sono tua sostanza”.

Sia lodata sempre tra le femine
anche per la tua mente e la tua arte,
il carisma ammaliante e la tua anima,

la tua voce angelica, da una parte…
Con tutto il suo corpo crea le semine
di paure e virtù di cui è magnanima.

Sonetto
Metrica: abba abba cde dce
(XXIX.XLV – 22.08 Pis/Arbu)

 

NUOVA COMUNIONE

Desiderio perenne
dal primo approccio ed eri senza volto,
sensazione solenne
tale passione ha alimentato e accolto.
Colà venivi, andavi,
tra razionalità e accondiscendenza,
mito dei più soavi,
fiamma di condivisa compiacenza.
Coltivi le paure,
accendi, vuoi esser presa, sei un po’ mia,
sorprendi con premure,
larga in quanto d’oltre caro dare via.
Viso suadente, esalta,
la tua voce femminina inebriante:
quel confonde, essa assalta,
sirena fuori dal mare cantante.
Mai ci fu comunione più anelata
anche se in sogno arridesse il trionfo,
né disincanto ma sorte insperata,
senso di ricompensa, nessun tonfo.
Strenne, le amore, Eva, la prediletta,
un figlio, e non pesa chi dà o chi accetta.

Canzone alla greca
Metrica:
strofe aBaB cDcD
antìstrofe eFeF gHgH
epòdo ILILMM
(XXIX.XLV – 1.08 A)

TORNI A MANIFESTARTI GENTILMENTE

Torni a manifestarti gentilmente
per offrirmi attimi meravigliosi,
primo dei primi amori tenti a mente,
malgrado i tuoi contegni misteriosi
forse oltremodo grandi;
arcani spesso causa d’ossessione,
non ne scorgo rimandi,
spartiti insieme ad alcuni altri affetti
di agevole intuizione
se noti sotto diversi rispetti.

Questa visita pur pone domande
su dove tu possa avere dimora,
incantato da recenti ghirlande
t’accosto a Michelle o altre russe ancora;
giri Roma con loro,
verso est, nella marca, sorseggi albana,
t’incoroni d’alloro
o sussisti in un quadretto teatrale
quale etereo nirvana,
palcoscenico d’Anna più sensuale.

Lietamente non ti rivedo ombrosa,
risplendi alle battute con piacere,
la novità che rende deliziosa
maturità delle più lusinghiere.
Nell’aria rarefatta
persiste la bellezza del tuo viso,
parvenza soddisfatta,
epifania dintorno a sé fa il vuoto
di pathos ben intriso
e tale straordinarietà denoto.

“Lei non è Annamaria!” …e tu correggi,
perché lo sei, ne ridi e lo confermi,
noncurante appena, glissi, e motteggi:
“Su detto assunto non puoi ravvedermi!”
Un endorsement siffatto
figura avallare il filo lontano,
il dono del riscatto;
si leva nuovo anelito d’ardore
dal tuo impulso sovrano
a dare quello cui fosti censore.

Sì, è accettazione! I tuoi occhi brillanti
e letizia perenne sulla bocca
anche nei momenti assai imbarazzanti,
quando scappò nuda alba pingue gnocca.
Il resto è didascalia:
risulti assorta in lavori manuali,
data alla bibliofilia,
abbigliata con comodi vestiti
di armonie celestiali,
tua sorella appartata, e assolvi ai riti.

Quanto, in pochi stupendi fotogrammi
da salvaguardare con tanta cura;
tra veglia e incoscienza sciolgo anagrammi,
reductio ad voluntatis mi cattura.
Per maggiore cautela
compi condiscendente resistenza,
lo stupore rivela
o deve stimarsi presentimento
che abbia la conseguenza
degli effetti dell’innamoramento.

151

Canzone
(Cinque strofe e congedo, di 10 versi; fronte in endecasillabi ABAB, sirma in settenari ed endecasillabi cDcEdE).
(XXIX.XLV – 2.2 A)

A TE MI PROTENDO ONIRICAMENTE

A te mi protendo oniricamente
mentre siedi nella piazza di pietra,
la mia bocca, tosto, la tua sequestra,
labbra rosso passione, carne ardente.
Ripeto con pudore, pur veemente,
per tema che, inviolabil, facer chiostra;
in realtà nel catturare sei mastra,
dolce pensiero intenso, prepotente.
Inoltre inconsciamente soddisferai
un nuovo travolgente desiderio
di paternità, ancora mi pervade.
Il resto è dimensione, quel che accade,
non poetica, eppure afflato serio,
se una vita felice con me vorrai.

149-a-te-mi-protendo

Sonetto (abba abba cde edc)
(XXVIII.XLIV – 27.10 A)

nota: Verso 6: facer, da facĕrent (facĕre) = facessero

CUOR GENTILE DAL SINUOSO ANDAMENTO

Cuor gentile dal sinuoso andamento
china su fiori ti scorgo ondeggiante,
postura che non cela l’ardimento
del brillio dei tuoi occhi imbarazzante;
quel ceruleo bagliore
intenso, rende luminoso il viso
e orna il mio di rossore;
sicura, colta e da cogliere, fata,
mi domini indeciso:
anima seducente convitata.
Discreta, bensì affabile ti doni
verso mia sregolatezza latente,
sebben l’equilibrio di cui disponi
faccia sembrare anch’essa inesistente.
Eppure ogni parola
quest’insieme irresistibile accresce,
mi stimola e consola.
La tua figura completa l’incanto
ne’ slanci che esibisce,
destando, a stima, la passione accanto.
Non vorrei mai smettere di parlare,
in quanto accetti qualsiasi favella
con grazia del tutto particolare
che la disponibilità suggella.
Solleciti fantasie
spingendo il gioco a trasgressioni caste,
d’intimità bramosie.
Comprendi e ridi de’ sbirciar confuso
di vedute men vaste,
eccesso di visioni che ho profuso,
rimandano abitualmente al talamo
nel rustico alloggio per me disposto.
Tra razio e perizia armeggio il calamo,
pondero il fardello del presupposto;
allusioni velate
mi illudo ti raggiungano e piacciano,
premure misurate
concesse, ma siamo a fine viaggio
e la strada annunciano,
sperduto inerpico questo fraseggio.

147-cuor-gentile

Canzone ridotta (stanze di 10 versi in rima ABABcDcEdE)
(XXVIII.XLIV – 11.9 Sar)

QUELLE SERE DEL LONGUE ANDIRIVIENI

Quelle sere del longue andirivieni,
lei là sempre assisa sull’alto seggio,
si mostra nel lounge food nei tratti ameni,
bambola che parla a un soffice aggeggio.

Ciondolo oltre e rievoco la prigione
dell’indifesa schiava di se stessa,
le ore d’aria son l’unica evasione,
assiste a questo oblio mite e sommessa.

Dai refugium peccatorum prosceni
nanzi al salottino ignaro passeggio
spargendo identità in ogni stagione.

Pur d’inverno figuro un’agnizione,
nel cammino perenne la corteggio
mentre s’alternano gli arcobaleni.

Nella mente i suoi seni,
l’accavallo e qualsia grazia concessa
sensi che spogliano l’idea riflessa.

146-quelle-sere

Sonetto caudato misto (rime alternate e simmetriche)
(XXVIII.XLIV – 5.9b Chg)