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PICCOLO MIRACOLO DI PIETRO ANGELEIRO

Il treno to Sulmona accreditation
va lento, Partigiano Johnny training.
Piazza Maggiore, biglietto, card… calling,
near san Francesco astral accommodation.

On stairs una signorina ice cream lapping.
Ovidio mostra miracle direction,
l’Annunziata, quella la destination
dove si tiene sacred representing.

Proprio nel giorno del mio arrivo it happen
questo evento, cui da sempre sto attento,
di Pietro Angeleiro nominato pope.

La gente attende le ventuno e trenta;
colgo l’invito e mi approssimo al rito,
decimo, which Borgo Pacentrano cope.

Introduce una graziosa, bashfully,
con un fare abruzzese, e ancora shyness.
L’attore ringrazia con tanta kindness,
ma per il Caetani troppa gracefully.

Sembra il Mistero buffo della stillness,
c’è il vescovo e occorre esporre slightly;
Celestino eppure is independently,
al diablo la political correctness.

Chiaro il motivo around the renunciation:
non coprire il marciume da aborrire.
Santo riposa in pace a Collemaggio.

E’ stato il suo segno di benvenuto,
strenna fine per l’ospite assai incline;
sguardo all’eremo e si svela l’omaggio.

Endecasillabi con rime discontinue.
Metrica: sperimentale
(XXIX.XLV – 31.08 Sulmona)

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DIDACALISMO

Didacalismo, odo didacalismo
un perfetto onirismo
la quaestio che essere e non è potrebbe
suscitando impressioni di anarchismo
umano socialismo
suggestione o desiderio parrebbe.

Vago sfondo d’apocalitticismo
di là del nozionismo
aiuto che Melissa in classe riebbe
per maturità del didatticismo
familiare aforismo
nel sofà sul fiume s’erudirebbe.

Straordinaria la nostra coscienza
nega autoreferenza,
nulla si crea secondo i panteismi
… e a dir dei solipsismi
elabora arduo pur nell’insipienza.

Paronomasia dei didascalismi
ciechi celodurismi
cicale, ci cale per attinenza
difforme competenza
nel produrre bislacchi neologismi.

148-didacalismo

Sonetto rinterzato (rime AaBAaB, AaBAaB, CcDdC, DdCcD)
(XXVIII.XLIV – 13.10 A)

TIME

Il tempo è scandito, confusamente
brioso, dal tubetto del dentifricio.
Ci sono minuti che, opacamente,
durano un’eternità tangibile
e anni che passano come minuti,
ed è sempre ottobre, novembre appena,
sempre gennaio, aprile senza fine,
è sempre luglio o quasi mai, davvero.
La notte si dissolve nel mattino,
un sapere le prove della sveglia,
un universo con il suo orizzonte:
i nostri coiti a distanza, struggenti,
sospesi la sera e ripresi all’alba.
Soglia, garage, office, daydream, creation,
aperture, chiusure, accendimenti,
slow motion, fast emotion, spegnimenti,
upstairs, downstairs, pausa, seduti, in piedi,
entrate, uscite, percorsi abituali,
vestirsi, spogliarsi, andate, ritorni,
riti, gesti, scansione di immagini
mentali, passionali, mistero, time…

124 time

Endecasillabi sciolti.

SPACE
Si sosta in luoghi uguali a se stessi sulla via del ritorno, locali profondi, deserti; avventori equivoci, scrutano con aria prepotente, rispondono alle domande sarcastici. Dispute indistinte, salti carpiati della mente da una cima all’altra verso situation più rassicuranti… gruppi dello stesso pane con cui socializzare.
Basta esserci a volte nella tua invisibile spalancata chiusura, perché c’è sempre o quasi mai, ma questa volta sì, chi è più aperto, chi è più aperta, e ha occhi di gatto e vede oltre le tue paure, oltre le tue clausure.
Il tuo gruppo diffuso, amalgamato, in quel bosco affollato, o in quella vasta stanza senza pareti, senza soffitto, in cui gli spazi si definiscono, si focalizzano, mentre il tempo, flessibile, si contrae e si dilata per compiacerti. Il tempo viene al sodo, la mente comprime i periodi eccedenti e dà anche a te possibilità straordinarie.
Talvolta accadono nella nostra realtà indefinibile, su cui fior di cervelli ragionano, per noi, per loro o per chi? perdendo il loro tempo, le loro chance banali, passibili di eccezionalità. Quando ci si esalta per nulla questi eventi meravigliano, si è increduli che finalmente siano capitati.
Così, superato il flash interlocutorio destinato a studi sociologici troppo sottili, percorro con lei il falso piano, verso l’ignoto incombente, dove ogni ovvietà che scambiamo appare virtuosa, degna di lode e passione, degna di fremiti ed emozione.
In cima al colle si aprono ambienti, come locali diffusi, vuoti, aperti, con per uscio un’intera parete e per arredo solo un musical box da cui si diffondono note e noi così staccati, così attenti, così timorosi, così prudenti, così repressi, abbiamo il pretesto per accostarci, per sfiorarci, per sorridere dei nostri pensieri che leggiamo senza saperlo e neppure so se tocca a me osare in un attimo di lucidità che mi ricorda chi siamo; allargo le mani in un invito alla danza, che è un invito ad altro, ma occorre andar piano, e allora ti carezzo con il dorso di due dita, leggero; non ti ritrai, ma rendi il contatto più forte, questo mi smarrisce, perdo il controllo, perdo le inibizioni, oddio è la fine, ti guardo negli occhi senza alcun ritegno, sguardo che spaventa, sguardo che parla, ma non so se implori o comandi e tu a me aderente irridi serena la mia foga con occhi dolci cui resistere non posso, dimentico di tutto, della ragione, della prudenza e le labbra si uniscono per destinazione e sono sconvolte tutte le mie teorie, tutte le mie recriminazioni, il possibile e l’impossibile. Cerchi il sesso, lo vuoi e lo prendi così facilmente che ne sarei quasi ignaro, se non fosse la tua così stretta di passione, così napoletana; ci prendiamo in piedi, solitari, senza calcoli, mentre balliamo. Da impazzire…
Un’eternità dopo, seduti accanto a una fontana, diamo valore al nostro incontro, non ancora troppo razionali, timorosi che il tempo passi, timorosi di staccarci, decisi a dare tutto il possibile perché non sia possibile tornare indietro. Quanto sia passato non saprei, alcune eternità nella nostra unità di misura del tempo, solo nostra; poi tu che sei metà cosciente, che hai ancora l’uso della ragione, ti alzi, mi superi e quando mi volto non siamo soli; occorre mentire, spiacevolmente mentire, mica siamo nell’eden… e quanto accade dopo è molto nitido, ma sai che c’è? non ne voglio parlare, ma sì, brutto, poi bello, di quel banale non eccezionale, a ciascuno il suo finale. Αλλαγή!
(XXVI.XLII – 13.11 A)

ACRISTICI

Il concordato
lega lo stato,
più che i pagani
umilia i Cristiani.
Affini alla religione
le tesi gramsciane,
mentre governi clericali
fanno ecatombe dei Vangeli.

74 acristico

Esprime da un’ottica differente il concetto espresso con “Fedi contaminate”.
A volte per enunciare l’evidente si ricorre al paradosso; quando è così significa che il condizionamento di secoli ha fatto breccia nella nostra mente ed è molto faticoso rielaborare, ripristinare la verità e la logica.
Sia al Cristianesimo, sia al marxismo è capitato di avere come peggiori nemici coloro che hanno agito facendosi loro portavoce; ciò accade diffusamente anche oggi e per quanto riguarda il Cristianesimo, con gli acristici, appunto.
Se però c’è ancora qualche voce che grida nel deserto, la speranza non muore.
(XIV.XXV- 23.11 A)