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NUOVA COMUNIONE

Desiderio perenne
dal primo approccio ed eri senza volto,
sensazione solenne
tale passione ha alimentato e accolto.
Colà venivi, andavi,
tra razionalità e accondiscendenza,
mito dei più soavi,
fiamma di condivisa compiacenza.
Coltivi le paure,
accendi, vuoi esser presa, sei un po’ mia,
sorprendi con premure,
larga in quanto d’oltre caro dare via.
Viso suadente, esalta,
la tua voce femminina inebriante:
quel confonde, essa assalta,
sirena fuori dal mare cantante.
Mai ci fu comunione più anelata
anche se in sogno arridesse il trionfo,
né disincanto ma sorte insperata,
senso di ricompensa, nessun tonfo.
Strenne, le amore, Eva, la prediletta,
un figlio, e non pesa chi dà o chi accetta.

Canzone alla greca
Metrica:
strofe aBaB cDcD
antìstrofe eFeF gHgH
epòdo ILILMM
(XXIX.XLV – 1.08 A)

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NON AVESSI AMORE…

Amore chemical sense non per tutti,
è niente chi non ha il senso dei sensi;
motor dei natura e spirito frutti,
non averlo è il peggior degli scompensi.
Noi che l’abbiam serbiamone i costrutti,
benché in virtuose volontà si addensi.
Diffonderlo è un impegno assai complesso,
ma è utile e necessario farlo adesso.

Ma qui tratto di ciò che si palesa
in sfumature più intime; la chiave,
Loreo, sintesi, quintessenza intesa:
sera, figura composita e grave,
simbolo che ho caro senza contesa,
testimonianza di un affetto soave
della cui solidità non c’è paura,
tanto dici in apice d’avventura.

Dalla panca in muta disperazione
ti osservo partita per la tangente,
tra collera e sgomento la tua azione;
rimosso e ignorato istantaneamente
per tema dei tuoi strali, in apprensione,
tacevo, offeso sentimentalmente,
nella gioia che non ci fosse il treno,
potevano passarne ancora meno!

Poco è il ritardo e strilli per mezzora,
ti calmi quando a due ore si allunga,
mi turbi, sto a mo’ di disperso in gora;
lusinga, acché la redenzione giunga,
rivoluzione, il nero si colora,
il Polesine da Galehaut funga:
the other side of the moon che si rischiara
come la mosca cede alla zanzara“.

Fare il pieno di te sfiorato il peggio
riscalda il cuore oltre la tua presenza…
Con altro animo scrivo su quel seggio,
incedo ebbro d’euforia e compiacenza,
lieto la tua tenerezza festeggio,
di Loreo paradigma l’afferenza,
“tutto il resto” ha davvero un picco basso,
non esiste neppure e ora lo casso.

136 non avessi amore

Ottave di endecasillabi
(XXVIII.XLIV – 22.2 A)

ABOUT PROMENADE…

Scusa se ti chiamo amore
e son lievi queste parole…
Minerva spira d’improvviso
ora ch’è ita mi rendo conto.
Queste notti abbracciato a te
l’hanno scossa… Sorpresa, paura…
della libertà del nostro a.
Flash all’inizio di via Giulia
che percorriamo avvinghiati,
ogni dieci passi un bacio.
In fondo, al centro della piazza,
violeremo i sampietrini
sfilandoci il nostro casual,
con l’approvazione delle acque
fluenti oltre il muretto…
e il traffico lento ammiccante.
Stupenda la presentazione…

68 promenade

Trasposizione di un sogno mattutino. Al risveglio si formarono i primi versi, come fossero dettati… Fenomeno già accaduto per altri brani precedenti, come sapete.
A Roma per la presentazione del mio libro, utilizzo la mattina per visitare la città con lei; le nebbie oniriche si alzano all’inizio di via Giulia che percorriamo tutta, ebbri di passione, finché alla fine, dove la via si congiunge con il Lungotevere, ci stendiamo sul selciato…
Novenari in parte irregolari.
(XXV.XLI – 28.3 A)

ROSALBA

Stille di memoria avanzano
alternando fotogrammi e movie
in un tenue alone black and white
nell’incerto sogno mattutino

Fluttuante tra nebbie celtiche
rivarchi il portale del Virgilio
…ho in pasto tua piuma di miele
immobile al centro di Via Giulia

…E dopo questo non c’è più nulla
Se passassi di là mi vedresti ancora
oramai eterna stele che ribrama l’Eden

84 rosalba
                   
In sardo esiste la parola precisa: sùrtidu… ciascuna frazione di sonno fino ad ogni risveglio (non mi proponete pisolino, pennichella, sonnellino, che hanno differente valore semantico e al massimo rappresentano solo una parte del significato). Su sùrtidu è un’unità di misura ancestrale, quando è unico vuol dire che si è ben dormito, ma più comunemente se ne hanno lunghi e brevi… poi ci sono quelli del mattino, intorpidenti, e l’ultimo è avvezzo al sogno, al sogno che si ricorda.
Così sono nati questi versi, dall’ultimo sùrtidu di un mattino di fine primavera; dittati, magari non da Minerva e Apollo, ma tant’è; peraltro io non sono Dante… Fu la prima volta, perchè è accaduto di nuovo, alcune altre… Un fenomeno delicato, piacevole… E come non cercar di trarre insegnamento dal poeta? “I’ mi son un che, quando/ Amor mi spira, noto, e a quel modo/ ch’e’ ditta dentro vo significando…”.
Brutto ferire quest’atmosfera con annotazioni tecniche, ma devo dire, per quanto possa essere critico di me stesso, che considero questo brano un preciso punto di svolta della mia maniera (“Voi ch’avete mutata la mainera/ de li piagenti ditti de l’amore…) di versificare.
(XVII.XXIX-10.6 A)

CUMPARIT FÉMINA A SU NOBIL CORU

Cumparit fémina a su nobil coru,
narat sa manera ‘e unu movimentu
cun raxinas de Marmilla a Gennargentu,
de Casteddu finzas a Logudoru.

Cun issa ia bolli fai s’edad’ ‘e s’oru;
fillus e cumpàngius sigant su bentu,
ca est tempu de sardu resorgimentu:
non prus preitza, chen’ ‘e tzapu est su moru.

Ohi! Torrai a inghitzai de Giommaria.
Ma atrus cent’annus no depint passai
chena de ci bogai sa genti stràngia.

Nous fidelis a Marta e no a Maria,
po sa causa a totu tundu traballai
de natzione Sarda nosta cumpàngia.

79 cumparit

Composta lo stesso giorno della precedente, frutto della stessa esaltante ispirazione, ma quanto è intima quella, tanto è politica questa; quella si ispira all’amore stilnovista, questa a quanto di ipoteticamente sovversivo ci fosse nei Fedeli d’amore.
Un flash che viene letto in due modi diversi: il piacere dell’amore intimo, ma anche la celebrazione dello stesso in un impeto libertario e rivoluzionario in cui la donna amata è ispiratrice e guida, come Beatrice con Dante.
(XVI.XXVIII-6.4b)

Traduzione:
UNA DONNA SI PRESENTA AL CUORE NOBILE
Una donna si presenta al cuore nobile, (1)/ gli dice il modo di fondare un movimento/ con radici dalla Marmilla al Gennargentu,/ da Cagliari fino al Logudoro./
Con lei vorrei realizzare l’età dell’oro;/ figli e compagni seguano il vento,/ perché è il tempo del risorgimento sardo:/ non più accidia, il moro è senza benda. (2)/
Ahi! Dover ricominciare dai tempi di Giommaria. (3)/ Ma altri cento anni non devono passare/ senza che lo straniero sia cacciato./
Nuovi fedeli (d’amore) (4)  a Marta, non a Maria, (5)/ lavorate a tutto tondo per la causa/ della nostra compagna nazione sarda.

Note:
1 – Diretta ispirazione ai versi del dolce stil novo
2 – Riferimento alla bandiera sarda dei 4 mori, introdotta in Sardegna dai catalano-aragonesi, che rappresenta le teste dei re saraceni, quali trofei di guerra. Questi re per tantissimo tempo venivano rappresentati con la benda sugli occhi, la ricerca storica ha dimostrato che la benda, simbolo di regalità, stava invece sulla fronte.
La bandiera 4 mori è ormai entrata nella tradizione sarda e i mori hanno perso il senso originario di nemici.
Avrebbe più dignità di essere la nostra bandiera, la quercia sradicata degli Arborea, che diedero alla Sardegna (quasi unificata da loro) gli unici secoli (quasi sette) di governo indipendente dallo straniero.
3 – Giovanni Maria Angioy, il più eccellente dei patrioti sardi. Tra settecento e ottocento combattè per la liberazione della Sardegna dal giogo dei Savoia.
4 – Nuovi fedeli d’amore era il movimento che legava i poeti del dolce stil novo, e pare avesse anche fini politici, velati anche nei loro versi.
5 – Marta e Maria, in Dante (Comedia) rappresentano l’una la vita attiva e l’altra la vita contemplativa, con riferimento al Vangelo (Lc. 10,38-42)

DONNA M’APPARE E MI PLACA IL CUORE

Donna m’appare e mi placa il cuore,
ha preso e avvolto il mio pensiero,
ei in lontananza parmi sia Amore
ma da vicino disconosco ‘l vero.
La gota sua spande il mio ardore,
Eros ha impetrato il sentiero
e benché interdetto dal furore
ho chiesto le sue labbra guerrigliero.
Come sole nel primo equinozio
da splendente tosto s’è oscurato
al passo di nube in precipizio,
così il suo volto da giocondo, irato
mi mostra della luna il giudizio.
Tramo l’ignoto e capto l’errato.

78 donna m'appare

Dopo un percorso iniziato con la prima adolescenza, siamo a dei flashback dentro le aule dell’Università.
La ripresa intensa e approfondita degli studi letterari ha ispirato questo sonetto di vago sapore stilnovista.
Uno sguardo fulmineo e inatteso, un contatto, una tenerezza, e altrettanto improvvisamente il percorso opposto ugualmente imprevisto, sorprendente e per certi versi inquietante ed enigmatico.
(XVI.XXVIII-6.4 A)

VIDA PASSADA

 Chi bidessi sa bidda mia
 comenti in su setixentus
 ia a poni totu in unu museu.
 Su bixinau de Santa Maria,
 de ‘ias che mori e muru sicu,
 ammentat àteras bisuras,
 bestis, simbillantzas, sonus e
 pentzamentus… de su connotu.
 Intrai chitzi in dom’  ‘e ajàiu,
 su forru allutu fumiendi,
 issu giai andau a traballai.
 Giogai in pratza e in su stabi…
 m’ispantat su lacu de pedra
 e med’ intenantus apicaus.
 Mirai sa colunna de linna
 strambeca e trota che caboru
 e su potabi a fentaneddas
 cun is crais de santu Pedru.
 Apu biu féminas, lompendi,
 frighendi in s’oru ‘e s’arriu;
 àteras, cun mòida ‘e giogheri,
 strantaxas a broca in conca
 aximai no potessint pesu
 e òminis a cuaddu peri is bias.
 A su noti sterrint su mantalafu
 in s’intabau e dromu assèbiu,
 chentza timoria de mommotis
 de circai asuta ‘e su letu.

65 vida passada

Prosegue il filone dei versi “in limba”.
Qui l’amore per le proprie origini si perde negli antri della memoria ereditaria, in cerca di pietre, oggetti, paesaggi, sensazioni, vissute in un tempo molto lontano dai nostri avi, senza l’esistenza dei quali oggi non non ci saremmo.
(XIII.XXIVc-31.07 A)
 
Traduzione:
 VITA DEL PASSATO
 Se vedessi il mio villaggio/ com’era nel settecento/ metterei tutto in un museo./
 Il quartiere di Santa Maria,/ dalle vie come sentieri e muri a secco,/ ricorda altre vedute,/ vesti, sembianze, suoni e/ pensieri… del conosciuto*/.
 Entrare presto in casa di nonno,/ il forno acceso fumante,/ egli già andato al lavoro./
 Giocare nel cortile e nel loggiato…/ mi incuriosisce il lavatoio di pietra e tanti oggetti appesi./
 Guardare la colonna di legno/ strana e storta come un serpente/ e il portale a finestrelle/ con le chiavi del tipo di San Pietro./
 Ho visto donne, mentre arrivavo,/ lavando (i panni) in riva al ruscello;/ altre, con movenze da acrobata,/ ritte con anfore in testa/ come non portassero alcun peso/ e uomini a cavallo per le strade./
 Di notte stendono il materasso/ sul pavimento di legno e dormo tranquillo,/ senza paura di spettri/ da  cercare sotto il letto./
  
* su connotu: letteralmente il “noto”, il “conosciuto”, cioè le leggi non scritte, gli usi e costumi, la tradizione.

DA UNO SGUARDO DI BAMBINA

… Uno sguardo di bambina
ha riempito qualcosa dentro me.
Era là che giocava
con i suoi amici,
poi ha alzato gli occhi
e mi ha guardato dolcemente;
così ho visto la pace,
ho capito il messaggio di Cristo,
il perché devo tornare bambino;
ma non basta che lo diventi io solo,
non basta che lo diventino tanti,
non basta che uno solo non lo sia.
Se un giorno diventeremo tutti bambini
realizzeremo la Libertà.
Nello sguardo di quella bambina c’era amore:
io provo amore per lei,
io amo i bambini,
vorrei essere come loro
e soffro vedendo quanto poco lo sono.
Incontrando un bambino
incontro il giusto
e sorrido al giusto
e il giusto mi sorride
e qualcosa si riempie dentro me.

da uno sguardo..

Adolescente, tornavo da scuola, percorrevo l’ultimo tratto di strada verso casa; mi imbattei in un gruppo di bambini che giocavano.
Al mio passaggio una bambina, un angelo bellissimo con gli occhi blu, si fermò e mi guardò sorridente, risposi al sorriso e continuai…
Questo attimo si è fermato nella mia mente e ancora oggi ne serbo memoria.
Qualche tempo dopo scrissi questo brano nel tentativo di descrivere quell’emozione, dandogli un profondo significato di pace.
(VI – 12.12 Rm)

UNA VIOLENZA (prima gioventù – IV)

 Pensarla con altri era infondato.
 Chiede di me, mi ritiene immaturo.
 Ispira i miei pensieri.
 I miei occhi si fanno intransigenti,
 le lacrime tornano sui suoi occhi.
 Rispondo al suo saluto,
 “Cos’è successo…”, è pace? Decreta:
 l’attrazione mentale e fisica is over,
 la mia facondia spaurirebbe le donne;
 e io: ancora insieme, un viaggio…
 “Verrò al tuo letto per averti”,
 “Dovrei bere tre bicchieri di vino,
 due giorni fa sarebbe bastato niente”.
 Fallisco il tentativo di insidiarla
 ma non è riluttante ai miei abbracci.
 “Ti farò sapere quando me la sentirò”.
 Non riesco a rispettarla:
 “Non trattarmi come una puttana!”.
 Come dogmi ha assunto le mie idee.
 L’amore tenuto vivo dalle lettere:
 “Hai smentito quell’immagine di te”.
 Equivoca dissacrazione degli scritti.
 Occhi splendidi, corpi a contatto,
 morbidità conosciute, si abbandona;
 mi trovo ad un passo dal successo,
 poi “Arbeit macht frei” rovina tutto,
 inusitata torna in lei la collera.
 Overdose di espedienti!
 Resa gelosa, per rappresaglia,
 fa la licenziosa con chiunque.
 Ricaduta nel litigio, tensione,
 dolore, odio, la insulto con ira;
 le urlo di non guardarmi più.
 Follia, “giochiamo” a ignorarci,
 poi mi parla, è misericordiosa,
 in me voglia sadica di ferirla,
 convinto inoltre a disprezzarla.
 E’ cosciente di avermi annullato.
 Gridi offensivi repressi dentro.
 La sua partenza è un sollievo,
 ma la gioventù non è finita…

54 unaviolenza

Ultimo atto (anche se non ultimo in assoluto) di questa storia che ha attraversato, quella che ho definito, la mia “prima gioventù”.
Avrei voluto cambiare il titolo, perché la parola “violenza” evoca fatti ben più gravi, ma l’incedere dei versi e l’aver vissuto quei momenti, non mi rende la situazione con un’altra espressione. Sto attento al vero significato delle parole, ma sono anche convinto che esse possano essere relativizzate in un contesto ben definito e dichiarato.
Tratto di un dolore atroce, a tratti acuto, come un sasso in faccia, che può essere servito ad attenuarne altri in età più matura. Comunque una profonda ferita, che il ricordo rende ancora viva e la cui cicatrice resta nella vita.
Anche questa parte è stata composta insieme alle due precedenti.
Il brano non ha subito modifiche sostanziali, eccetto qualche correzione letteraria e aggiustamento metrico. A questo proposito posso segnalare che il viaggio del verso 10, s’intendeva in Inghilterra e che il verso 33 indica profondo disprezzo, non facilmente esplicabile a parole. Il tempo e gli eventi hanno ovviamente modificato questa situazione.
(V – 14.9 A)