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EL FÒNTEGO

Come conviene in un giorno da lupi
in cui non cala buio o scorre orario,
ora sono qui a sbarcare il lunario,
compongo acché festa amena non sciupi.

Trancio la pizza, osservo, rimo in –upi,
la rossa inebria, bado al brand birrario,
echeggia una babele nel granario,
potrebbe udirsi pure lingua tupi.

Ricorda un grand hotel più che un fondaco,
serve un sensale in abiti da paggio,
mi aspetterei il conto con l’abaco.

Il sole ancora irradia sul paesaggio,
piazza dei “rossi” in una luce indaco,
tra ponte e stendardo quasi un miraggio.

128 el fontego

Sonetto
(XXVII.XLIII – 24.6 b Chg)

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TORINO

La city abbagliante multietnica
as an unreal surprise derivante da
fifteen years d’isolamento in oasi;
c’est de totu, everything, il ya tout!
Very kindly africans and latinos,
genti d’oriente, ispanici, arabians
e grazie esotiche arcobaleno,
dalle movenze conturbanti, around.
Riecheggia una babele di lingue
going for a walk in the centuriazioni,
fermarsi tra cardo e decumano,
tra romanico, gotico e barocco.
Turin poco banale, intrisa d’arte
e d’acqua che scorre tra la Dora e
il Po, lo scorgo sotto i portici
mentre cammino e mi sento meno
Giacomo e più Giordano Bruno, penso
ai mendicanti della nuova era,
mentre cala un giallo d’altri tempi;
soon! che la città chiude alle venti.

torino

Scritta due giorni dopo il brano precedente durante il mio soggiorno a Torino per ricerche realizzate presso l’Archivio di Stato.
L’aspetto multietnico, pertanto multiculturale, è il fatto che mi ha colpito di più di questa città, visitando la quale – ormai diversi anni fa – ho completato il giro delle grandi metropoli italiane.
Non mi ispirava tanto, dunque il mio apprezzamento è ancora più importante, malgrado i Savoia e gli Agnelli.
Così la celebrai e la celebro, a modo mio, con questi endecasillabi sciolti.
(XX.XXXIII – 4.10 Torino)