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HOMMAGE AI CONTRARI ALLA PATRIMONIALE

Dick heads! Go to fuck off! Scheiße, beasts, caproni!
Assholes, sozze loffe! Sporchi coglioni!
Feccia, maldecidos, porci luridi!
Fogne, vertederos, sgorbi fetidi! 
Cravaisinci, si crùxiat sa dutìtzia!
Chi si futat unu burrincu in pratza!
Non c’è peggiore società di quella
dove la ricchezza non si livella
e il ricco sulla miseria specula,
non rischia nulla per sè e accumula
e i poveri aumentan le loro pene,
lavorano come schiavi in catene:
così è il capitalismo, è fascismo
sebbene lo chiamino liberismo.
Lo sfruttamento, con la propaganda
fan sembrare giusta cosa nefanda.
Questa è la loro struttura mentale,
non reca idee ma alcunché di b-anale.
The way of Paperon de’ Paperoni
star di quest’unpercento di cialtroni;
le agevolazioni per se avocano,
le tasse ai lavoratori invocano.
E’ un furto accumulare patrimoni,
l’antitrust copre le televisioni;
il ladrocinio passa per diritto,
il morbo imperialista va sconfitto.
Rivolta contro la restaurazione
che tien le masse in mano a una fazione;
basta subire, ora ci si ribelli
a questa teppa di laidi imbecilli!
Dick heads! go to fuck off! Scheiße, beasts, caproni…

114 hommage

Una sorta di sperimentazione ribellista mi ha portato a questa contaminazione letteraria dub/fusion, tra rap e verso, esteticamente in endecasillabi a rima baciata a sostegno dell’incazzo solenne.
Cinque anni fa, mentre si sviluppava l’ennesimo dibattito prevalentemente contrario all’introduzione di una tassa sui grandi patrimoni, mi girarono le balle in maniera decisiva e questi versi furono le vittime di quello sfogo.
Non divido il mondo in ricchi e poveri, ma in ricchi e poveri intelligenti e solidali, nonché in ricchi e poveri imbecilli e infami. E’ vero che alla prima categoria apparterranno meno ricchi e all’altra di più, ma è assurdo che si sia portato il mondo nella situazione in cui è, solo per dar retta a chi non vuole rinunciare neppure al superfluo, anzi continua ad accumulare facendosi inconsapevolmente (ci sono anche quelli che “a mia insaputa”) del male.
D’altra parte chi è benestante e intelligente ha sempre detto di essere disponibile a fare la sua parte anche con una tassa sul proprio patrimonio, certo i cannibali e i caimani prevalgono.
(XXVI.XLII – 5.3 A)

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DROGA BECIA

Is meris ant sempir cicau
de cunfundi is pòberus,
nd ant bogau totu is modus,
contras a is traballadoris,
po aumentai is disparidadis:
su “galateu” pur nd ant bogau!
A secund’e su pirìgulu
‘nant’is fémias depint intrai,
tocat a papai e no cantai,
asub’e sa mesa feti una manu,
a si sonai su nasu allenu…
raju, unu segamentu ‘e culu!
Custus scimprorius s’ant frigau
e s’agataus a dd’us poni in menti,
est ora ‘e ndi scidai sa genti:
su “galateu” est u’ ammesturu
mancai no parrat, sicuru,
si faint fai su chi ant cumplotau.
Insaras ita tiau depeus fai?
In menti prus no ddus pongiaus,
comenti oleus tocat fatzaus;
is trobeddus de is ricus
s’incint no sendi tzaracus:
is xrobeddus ndi depeus ‘ogai
de is jualis e s’iscadenai.

55 galateu

Anche questo brano si inserisce in un momento di svolta, sia di scrittura, sia di vita: fresco di maturità, lasciai la Sardegna per studiare Sociologia a Roma, qui evidentemente, in esilio, ebbi il desiderio di scrivere per la prima volta in sardo. Mi cimentai su un tema abbastanza eccentrico, volli dire la mia sul “galateo” e allora il mio parere era abbastanza radicale; non che ora sia diverso, ma magari è più particolareggiato.
Quello che si stigmatizza non è tanto l’opera di mons. Della Casa, che ha fatto il suo tempo ed è ormai più o meno innocuo, ma la capacità dei nuovi dittatori di assoggettare con la propaganda e con promesse credibili solo da chi ha il cervello in letargo (tanti, visti i risultati delle elezioni sarde), il nuovo proletariato (un proletariato che non ha più neanche la prole, visto che non se la può permettere).
Il titolo originale era “Galateu: droga becia”. Ha avuto l’onore di essere pubblicato nel bollettino “Sa oghe sarda in Belgiu”, rubrica “Su parnasu de sos emigrados sardos” della Lega dei circoli sardi in Belgio. La metrica è in sestine tradizionali che rimano abbcca, con, nell’ultima, rima baciata finale.
(VI – 9.12 Roma)

Traduzione:
VECCHIA DROGA
I padroni hanno sempre cercato/ di confondere la povera gente,/ hanno provato in ogni modo/ – contro i lavoratori -/ ad accrescere le disparità:/ anche il “galateo” hanno tirato fuori!/
A seconda del pericolo/ occorre dare la precedenza o meno alle donne,/ quando si mangia non si canta,/ a tavola si appoggia solo una mano,/ è necessario soffiarsi il naso senza far rumore…/ fulmini… un bel rompimento di palle!/
Queste scemenze sono una fregatura/ e ci ritroviamo a dargli retta./ Sarebbe ora di svegliare la gente:/ anche se non sembra,/ il galateo è un minestrone/ con il quale, di sicuro,/ riescono a farci fare ciò che desiderano./
Allora che fare?/ Non diamogli più retta,/ facciamo come ci pare;/ gli intrighi dei ricchi/ si sconfiggono cessando di essere loro servi:/ dobbiamo togliere dai nostri cervelli/ il giogo e liberarci dalle catene./