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THE MAX THRILL

Fiesta con Chita in città
tra ambigue mura e mare
nonché ambiguo interland,
velo che copre il sogno.
Metropolitan screening
di capannoni argento
e percorsi squadrati
dal selciato precario.
Fuga da lei, da loro,
il passato e presente,
piani viaggi onirici
su mezzi evanescenti…
Destinazione ignota,
curiosare al piano x,
dismesso, inesistente,
ma è facile il rewind.
Odo note di allora
in contesto spaziale,
letto senza lenzuola,
carpet of electric wire.
Luce scopre l’imposta,
il tempo è senza tempo,
the outsider’s coccoleonte
m’incrocia e si dilegua.
Dopo ore apro gli scuri,
la casa si è spostata
in una città che sorge;
andrei, Chita mi attende.
Urgenza di spegnere,
non trovo interruttori
e vago invano in cerca
in lunga stanza stagna
velata da tendaggi,
con passi più pesanti
la cui eco è avvertita;
un telefono squilla,
panico, mi scoprirà!
Sgomento, prigioniero,
disperato, perduto…
potrò solo svegliarmi.
Scagliato tra tue braccia
per lunghi attimi dolci,
stupore e felicità
per un amore vivo.
Came back the dream, other turns
del nostro stare insieme,
condizione radiosa,
sol presenti a noi stessi
su per antiche scale,
per gradini ripidi,
che tu affronti sicura
e io con difficoltà.
Alla luce del sole
liberi, senza paura
senza brutti presagi,
coperti dal presente.
De jossu e in susu, dubbi
vicoli sconosciuti,
saluti dolcemente,
ammaliante vaghezza.
Percorro l’incontrada
con l’animo in subbuglio,
pago del realizzato,
conscio che è ancora poco.

98 the max thrill2

Del mio rapporto estemporaneo con il sogno e con i sogni c’è ormai poco da svelare.
Questo più che un sogno fu un’epopea, percepita come una lunga avventura onirica mattutina, domenicale, estiva, piena di sviluppi e colpi di scena, compreso un risveglio interno al sogno, sogno nel sogno e tratti di mero incubo.
Grande l’impressione al risveglio, specie per il ricordo di ampi tratti, sebbene sfumati e frammentari.
La protagonista femminile, in realtà sono due che si scambiano e confondono, agendo come unica persona. Si tratta di due lunghe frequentazioni, una antica, una relativamente più recente, che non hanno nulla in comune se non la città che abitano.
Ho usato il nome Chita (Conchita) per omaggio a Buñuel e per la straordinaria coincidenza sotto questo aspetto con “Quell’oscuro oggetto del desiderio”.
Il sogno originale è certamente più efficace dei miei versi, non posso rappresentarvelo, resterà nell’elenco dei miei cortometraggi mancati, specie nella parte più drammatica, ove volendo venire a capo dei misteri del rapporto con Conchita, sulla via di essere scoperto, il protagonista non trova modo di spegnere la luce; l’unica soluzione offerta dal sogno è svegliarsi nel sogno stesso e passare dall’incubo al piacere. Che sogno ruffiano!
Sviluppo dei versi in settenari.
(XXVI.XLII – 11.7 A)

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