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NUOVA COMUNIONE

Desiderio perenne
dal primo approccio ed eri senza volto,
sensazione solenne
tale passione ha alimentato e accolto.
Colà venivi, andavi,
tra razionalità e accondiscendenza,
mito dei più soavi,
fiamma di condivisa compiacenza.
Coltivi le paure,
accendi, vuoi esser presa, sei un po’ mia,
sorprendi con premure,
larga in quanto d’oltre caro dare via.
Viso suadente, esalta,
la tua voce femminina inebriante:
quel confonde, essa assalta,
sirena fuori dal mare cantante.
Mai ci fu comunione più anelata
anche se in sogno arridesse il trionfo,
né disincanto ma sorte insperata,
senso di ricompensa, nessun tonfo.
Strenne, le amore, Eva, la prediletta,
un figlio, e non pesa chi dà o chi accetta.

Canzone alla greca
Metrica:
strofe aBaB cDcD
antìstrofe eFeF gHgH
epòdo ILILMM
(XXIX.XLV – 1.08 A)

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A TE MI PROTENDO ONIRICAMENTE

A te mi protendo oniricamente
mentre siedi nella piazza di pietra,
la mia bocca, tosto, la tua sequestra,
labbra rosso passione, carne ardente.
Ripeto con pudore, pur veemente,
per tema che, inviolabil, facer chiostra;
in realtà nel catturare sei mastra,
dolce pensiero intenso, prepotente.
Inoltre inconsciamente soddisferai
un nuovo travolgente desiderio
di paternità, ancora mi pervade.
Il resto è dimensione, quel che accade,
non poetica, eppure afflato serio,
se una vita felice con me vorrai.

149-a-te-mi-protendo

Sonetto (abba abba cde edc)
(XXVIII.XLIV – 27.10 A)

nota: Verso 6: facer, da facĕrent (facĕre) = facessero

CUOR GENTILE DAL SINUOSO ANDAMENTO

Cuor gentile dal sinuoso andamento
china su fiori ti scorgo ondeggiante,
postura che non cela l’ardimento
del brillio dei tuoi occhi imbarazzante;
quel ceruleo bagliore
intenso, rende luminoso il viso
e orna il mio di rossore;
sicura, colta e da cogliere, fata,
mi domini indeciso:
anima seducente convitata.
Discreta, bensì affabile ti doni
verso mia sregolatezza latente,
sebben l’equilibrio di cui disponi
faccia sembrare anch’essa inesistente.
Eppure ogni parola
quest’insieme irresistibile accresce,
mi stimola e consola.
La tua figura completa l’incanto
ne’ slanci che esibisce,
destando, a stima, la passione accanto.
Non vorrei mai smettere di parlare,
in quanto accetti qualsiasi favella
con grazia del tutto particolare
che la disponibilità suggella.
Solleciti fantasie
spingendo il gioco a trasgressioni caste,
d’intimità bramosie.
Comprendi e ridi de’ sbirciar confuso
di vedute men vaste,
eccesso di visioni che ho profuso,
rimandano abitualmente al talamo
nel rustico alloggio per me disposto.
Tra razio e perizia armeggio il calamo,
pondero il fardello del presupposto;
allusioni velate
mi illudo ti raggiungano e piacciano,
premure misurate
concesse, ma siamo a fine viaggio
e la strada annunciano,
sperduto inerpico questo fraseggio.

147-cuor-gentile

Canzone ridotta (stanze di 10 versi in rima ABABcDcEdE)
(XXVIII.XLIV – 11.9 Sar)

SENZA MACULA

Freni l’ardore con le labbra
nel caso tu tema esuberi
e trascenda oltre la bocca,
un caldo modo di fermarmi
con baci per te immacolati.
Eppur tal candore mi accende.
Presto fuggirò per il seno
a saziarmi delle mammelle
percependo appena un palpito
e un grido acuto imploso dentro,
gemito strozzato che infiamma.
Per mitigare la passione
mi umetti con saliva il collo
alternando piccoli morsi
in cerca di piacere casto.
L’impeto condurrà al pio ventre
che vorrei esplorare in ogni via
aggiungendo sostanza a umore
esondante tra le tue cosce;
pertanto placherai il mio slancio
offrendo la candida rosa.
Perdendomi ancora sul viso
tra sospiri fiochi, sommessi,
proferendo un ultimo soffio,
vinto crollerò al tuo cospetto.

135 senza macula

Novenari sciolti
(XXVIII.XLIV – 20.2 A)

ABOUT PROMENADE…

Scusa se ti chiamo amore
e son lievi queste parole…
Minerva spira d’improvviso
ora ch’è ita mi rendo conto.
Queste notti abbracciato a te
l’hanno scossa… Sorpresa, paura…
della libertà del nostro a.
Flash all’inizio di via Giulia
che percorriamo avvinghiati,
ogni dieci passi un bacio.
In fondo, al centro della piazza,
violeremo i sampietrini
sfilandoci il nostro casual,
con l’approvazione delle acque
fluenti oltre il muretto…
e il traffico lento ammiccante.
Stupenda la presentazione…

68 promenade

Trasposizione di un sogno mattutino. Al risveglio si formarono i primi versi, come fossero dettati… Fenomeno già accaduto per altri brani precedenti, come sapete.
A Roma per la presentazione del mio libro, utilizzo la mattina per visitare la città con lei; le nebbie oniriche si alzano all’inizio di via Giulia che percorriamo tutta, ebbri di passione, finché alla fine, dove la via si congiunge con il Lungotevere, ci stendiamo sul selciato…
Novenari in parte irregolari.
(XXV.XLI – 28.3 A)

DOLCE AMORE (prima gioventù – II)

 Pochi passi e potrei vederla,
 ma la paura dell’incognito mi blocca.
 L’incontro: uno sguardo irraggiungibile…
 “…E’ impossibile che possiamo lasciarci”.
 Il suo corpo attraente unito al mio
 nella mia stanza, finalmente…
 nella piazza, nella strada, nel mio letto.
 Volontà comune di stare da soli.
 Membra su membra vicino alla sorgente,
 poi, confessioni che feriscono
 relative alla sua estate silente,
 uno schiaffo (morale)… e sensi di colpa,
 assai confuso tra generosità ed egoismo:
 lei non mi ha mai rimproverato niente.
 La sera, in segreto come amanti,
 fuga in campagna, roventi di desiderio,
 valutiamo se è tempo di fare l’amore,
 tuttavia viviamo una nuova dimensione.
 …Saprò poi cosa è accaduto
 per il suo tardo rientro a cena.
 Timore che la portino lontano,
 lei nonostante tutto non dispera.
 Sacrificio di Gesù vissuto insieme,
 pranzo da me, attenzione, poco pathos.
 Evasione in cantina, vino e musica,
 la eccita il bagnarmi con l’acqua.
 Stasi, troviamo il modo di appartarci,
 si abbandona al desiderio, al piacere,
 geme, sospira, ci amiamo sul divano.
 Un suo dono e parole d’amore.
 L’hanno portata via, non mi sento esistere,
 fuggo la sofferenza, cerco alienazione,
 tuttavia la sua assenza grava su di me.
 Ci controllano, ci incontriamo come ladri;
 sta male, ci amiamo, vive in me,
 si rasenta la felicità, l’impeto è forte.
 Cambia di colpo, non la capisco,
 mai vista così fredda, panico, angoscia.
 Lo straniamento cresce nel bosco:
 non ricorda che è il nostro Paradiso.
 Il turbamento del mattino è superato
 dice che era dovuto alle sue cose…
 ma il nostro amore corre rischi
 perché attenderli? usiamo il nostro tempo!
 Altre partenze… preparano il mio corpo
 ad accogliere il suo con brama,
 ne dipendo, mi ha assuefatto.
 Ci sorprendono, ci minacciano.
 Irriducibili ci incontriamo di nascosto,
 underground music sopra i nostri amplessi,
 i suoi spasimi appagano le mie voglie
 che raggiungono una sintonia totale,
 nel dar luogo a sfrenati istinti erotici…
 Strano, dopo, trovarsi tra la gente!
 Dopo il top, il declino, vacche magre,
 è dolce, ma per me dice stranezze.
 Vorrei appartarmi con lei
 ma l’interdizione è efficace,
 subiamo spiacevoli discorsi…
 Strappo una visita al Ponte
 che ci vide in tempi migliori;
 prende l’iniziativa, ma ha parole pungenti.
 L’ingenuità non mi fa notare
 che tra noi qualcosa muore:
 canta il cigno sul nostro amore.
 Basta! Ci vien detto in faccia crudamente.
 La partenza dei suoi non è quella sognata
 … nel “giorno della scalogna”, per chi?
 Mie carezze rubate, disperazione,
 ha deciso di finirla, è spietata,
 mi aggrappo alle sue contraddizioni,
 cerco di averla, mi piange davanti.

52 dolce amore
 
Molte volte la verità può sembrare banale, allora la sperimentazione lascia il campo alla normalità, alle mere senzazioni. Considero una ricchezza averle provate e così presto; la delusione che ne è seguita, il dolore straziante acutissimo, poi diluito nel tempo, non sono riusciti comunque a travolgere quelle sensazioni talmente vive nel ricordo da essere palpabili.
 La ragazza è la stessa del brano precedente. Un amore che si era presentato come eterno svanisce in una sofferenza uguale ed opposta, in poche ore, non perchè sia finito, ma per una scelta obbligata da una parte non accettata dall’altra.
 Per il motivo detto sopra il brano non ha subito modifiche sostanziali. Cito le correzioni degne di nota, allo scopo di consentire una analisi della banale verità percepita in tempo reale, visto che il brano è stato steso poche settimane dopo gli avvenimenti:
 verso 13: “assai confuso tra generosità ed egoismo” era “via l’egoismo e il maschilismo in me”
 verso 37: “Dopo il top, il declino, vacche magre” era “Cambia di colpo, non la capisco”
 verso 58: “ma l’interdizione è efficace” era “ci si ostacola”
 verso 66: “Basta! Ci vien detto in faccia crudamente” era “anche sua madre dice basta!”
 verso 71: “mi aggrappo alle sue contraddizioni” era “si contraddice, diventiamo nemici”.
(V – 14.9 A)

Music:
FA SOL
MI- RE
LA- DO
LA MI
SOL FA
MI LA
RE LA-
DO MI-
MI RE LA-
DO MI- LA
RE MI- LA-
DO LA MI
(VI – 12.9 A)

SOLE

Mi vide con l’altra
a prendere il sole
e fu fatale
per il nostro calore
quella mia diserzione.
Ne ignoravo l’arrivo,
la sua presenza mi inibì
al culmine dell’incanto;
non seppi proferir inezia
e in un attimo svanì.
Vissi una situazione
tragicamente assurda
e mi pervase
una confusione cerebrale,
al calar della sera.
L’alcool mi venne in soccorso.
Quando la vidi stranita
le parlai di utopie;
mi spostò debolmente,
l’avvolsi di passione e carezze,
sognai sotto le stelle.
Mi destai sereno all’alba,
lei dormiva tranquilla;
ma s’incollerì,
dopo un poco di stupore,
appena schiuse gli occhi.
Fu un’amara illusione,
subii gravi insulti;
uno sputo strepitante
divenne il mio feticcio,
finì con vivo furore.
Mi salutò deridente,
non voleva più vedermi.
Reagii ridendo,
l’accaduto mi parve irreale:
il sole era di nuovo alto.

 sole

Ancora un brano misconosciuto: avete presente quando incontrate una vecchia amica, ormai dimenticata, lei vi saluta entusiasta e voi  “…è questa chi è?”. Questo è l’effetto che mi ha fatto rileggere questo brano. Per capire di più, ho dovuto fare ricerche d’archivio, non avendone un grande aiuto… In calce al testo, nel diario c’è scritto: “Dedicata a colei che credevo… e invece… ma chissà…”. L’unica notizia utile è che anche allora usavo molto i puntini di sospensione…
Alla confusione cerebrale, tuttavia, è seguita un po’ di luce.
Il brano scritto tre giorni dopo Una conclusione, vede ancora protagoniste le due muse ispiratrici del tempo, delle quali scrivevo quasi in tempo reale.
Brano rimaneggiatissimo per i motivi più volte spiegati in precedenza, rivisto ulteriormente per presentarlo a voi, ma con ripristino del titolo originale. Nelle revisioni fu prima “Fine di un amore”, poi “Una tragedia”, il primo troppo tragico, il secondo inadeguato. La metrica usata era quella di Back in the sun, di cui ho già parlato.
(II-8.11 S)