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QUEL TI AMO

Immagina come un ti amo speciale.
Vorrei non fossi ancora refrattaria
a questa voce di lieve sagacia
che esprime perfino affetto gioviale:

nei casi d’amicizia intellettuale,
di un familiare, oppure di un’amante,
trascende, ma giuste passioni sparge
il campo semantico valoriale.

Raffigurati una domus rurale
costruita mattone su mattone,
pietra rifinita da muratore,
una casa molto bella e ospitale.

Quel ti amo è un universo emozionale,
di fremiti, trasporto, desiderio,
di incanto, simbiosi, sottile pregio,
bianco pallido, rosa e blu sensuale.

Massime del tuo spazio esistenziale,
il tuo modo di esistere, la tua arte,
il tuo creare, il tuo essere madre,
figlia, sposa, donna, musa, vestale,

carismatica: a te questo ninfale.

Metrica: Quartine di endecasillabi e verso finale, con rima esterna ripetuta e assonanza interna variabile.
Schema: abba acca adda… a.
(XXX.XLVI – 27.07 A)

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VOLTI LEGGIADRI E CORPI INCROCIAN GLI OCCHI

Fluire di viaggi dei sogni assortiti
in un gelido ottobre inconsueto,
denti che battono, gambe tremano,
volti leggiadri e corpi incrocian gli occhi.
Perfino la locandiera è a tono,
conferma visuale dell’itinere,
lezione comparata d’arte e storia,
volti leggiadri e corpi incrocian gli occhi.
L’autrice della silloge ha lustro,
zumo su Lulù after the interview,
dig up the past with first love in book launch day,
volti leggiadri e corpi incrocian gli occhi.
Mescola di bidoni compensati
da promessa solenne of my pretty,
la giornata scialba acquista sapore,
volti leggiadri e corpi incrocian gli occhi.
La maitresse dirompente nel sollazzo,
verve sulle dolci conferme de ma belle,
ainsi est plus doux via Giulia sous la pluie,
volti leggiadri e corpi incrocian gli occhi.
Sveglie indimenticabili di July
dolci i baci e i ti amo… e le sere
la sua voce, il riso, scaldano il cuore…
poi il ritorno, per onorare il patto.

111 - volti leggiadri

In uno stato globale in cui the masses, ma anche gruppi di persone di buon senso, di ogni colore e religione, di ogni tutto, non riescono a modificare una virgola di ingiustizia, di infamia, capita di riflettere su quale sia il nostro potere o la nostra impotenza, pensavo che ci resta solo la speranza. Se almeno le buone speranze si unissero per sbaragliare il male (che non è quello cui alludeva Bush jr., ma è lui stesso e quelli come lui), la fame, i signori della guerra, la tirannia, il ladrocinio, la violenza… Certo, ci si fa prendere la mano, si dilaga, quando ci resta solo il pensiero.
Si cammina tra la folla, assenti, pensando magari all’attinenza incrociata tra viaggio e trip, mentre moltitudini si spostano, come nei tempi antichi, il dolore è diverso, ma c’è sempre. Viaggi, voli magici, che non hanno bisogno di erbe e narghilè, ma possono essere fantastici essendo comunque presenti a se stessi.
L’erba più buona è la fantasia, la creatività, ciò che vedono gli occhi, l’amore, il bene, la pace, l’uguaglianza, la giustizia giusta, la bellezza, il piacere sempre più raro di condividere quest’erba con gli altri.
Questi endecasillabi sciolti nascono ancora in viaggio, con una pluralità di mezzi, non escluso il cammino, che è un modo bellissimo di viaggiare, come lo è il pensiero stesso, che ha gambe e ci porta per la città, sotto la pioggia, tra la gente o con la sola compagnia delle pareti dei palazzi di un’antica via.
(XXV.XLI – 22.10 Rm)