VISIONES RUMANA

L’ho rivista, rumana inconosciuta,
per la festa, alle messe di partito
celebrate in casa, mentre mia madre
sta puntualmente a preparare il pranzo;
là, dove si è confessata credente
e catto-libertaria militante,
bimbo nello stroller, moglie insolita,
con un’altra identità episodica
dall’estro dei suoi occhi blu negata,
fulgore sufficiente a farla bella.
Il mio coraggio di chiederle chi era
sorretto dal suo saluto d’intesa,
i reciproci sguardi imbarazzati,
rituale che officiammo incuriositi
in summa dei cortili domestici,
di campi sulla collina dismessi
tra opuntia ficus-indica infestante
e sentieri ideali evanescenti.
Dentro la sequenza puzzle dell’ortus
è apparsa tosto, nel ciclico movie,
varcare il cancello, affatto osservata,
verso copioso nulla d’infinito
che s’allarga, restringe, dunque muta
trasfigurando la terra e la luna,
prima del nostro lumare consueto;
una compagna tampinante mollo,
scelgo e fulmineo son da lei in silenzio.
Ne capirò l’identità al risveglio.

Metrica: assonanze alternate di endecasillabi (consonantica, tonica, semplice, atona, sillabica).
(XXXI.XLVII – 21.02 A)

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HÝBRIDA

Ti siede a fianco, mediti su chi sia…
Somiglia al meglio di quella callona
che lavora le maglie del diritto
come stesse processando Paschedda:
nel viso l’hýbris, l’immagine ibrida,
contegno equivoco d’intraprendente.
E’ apparsa all’improvviso tale a jana,
cortigiana vista da sempre e da mai
e si schermisce senza convinzione.
Tosto trasfigura e fa l’amabile,
adagia il capo sopra la tua spalla
avviando l’eccitante gioco assurdo.
Alza gli occhi sul tuo volto attonito,
eppur non offre alcuna spiegazione;
folle attrazione, esige solo baci,
s’insinua nella smania, è provocante.
Ti accompagna per strada, t’incoraggia.
“Sei impegnata Hýbrida?” tambureggi.
“Potrei comunque liberarmi…” adula.
L’abbraccio diventa allora incessante,
pure il classico contatto tra i fianchi,
l’evolvere sensuale della schiena,
le guance, la bocca, beatitudine.
Parrebbe conquistata felicità!
E lei tranquilla, tutto regolare,
in una dimensione surreale.
Dopo un poco sdoppia, ovvero squinterna,
riaffiora incinta, peraltro irrequieta.

Metrica: 28 endecasillabi sciolti
(XXXI.XLVII – 17.01 A)

Nota:
28: numero perfetto, mese lunare, somma dei numeri per cui è divisibile.
Paschedda Zau: leader de Su connotu

 

EVERSIONE CON COMPAGNA PIETRA

Star seduti a contemplare su una panca
in piazza Sordello, d’antica maestosia,
spalle al disadorno duomo di Mantova
tra terre che il cataclisma spesso umilia,
ne’ a bassa padana, ai bordi dell’Emilia,
ha senso per chi il comunismo mentova,
verso i diseredati fa filantropia,
l’anticonformismo e la rivolta affianca?
Come possono porsi masse litiche,
dalla resistenza degli ultimi spinte,
a confrontarsi con mestiere millenne
in riflessione più morbida e coerente?
L’arrampicarsi alla vita persistente,
esigenza filosofica perenne,
questo molto, questo poco, a mezzetinte
contro l’oblio, deduzioni analitiche.
Un socialista, palesandosi tale,
deve ritrovare piena essenza umana,
preparare al meglio la propria coscienza
e sapere, prima di tutto, che fare,
i rimedi, l’impegno, cosa curare,
operare sempre con intelligenza,
tesaurizzare invisa arguzia profana,
in questa notte, luna nera, ancestrale.
Camminare per le strade virgiliane
è nutrirsi di sapienza, non solo d’arte,
veder del mondo una nuova dimensione
nel pericolo giunga altro ancor peggiore,
auspicando uno sviluppo di valore
meno proteso a oscura segregazione,
bensì d’appagare l’anima sia parte
e ricolmo di idealità partigiane.
La contingenza soccorre, è senza colpa,
procede quanto un’occorrenza obiettiva
giocata sulla possibilità data,
debole, ma scientemente necessaria,
fosse d’impeto, apparirebbe arbitraria,
realizzando le occasioni va aiutata,
resa sostenibile e di prospettiva
da dove il mito matildiano rimpolpa
fino alle pietre d’Altamura o Arcisate,
d’Urbino, Spoleto, Isernia, lastricate.
Sassi, primario ripiego intifadista,
mezzo per vivere e sfamare l’artista.

Metrica: cobla retrogradata in dodecasillabi
Schema: abcddcba eeff
(XXX.XLVI – 10.09 Mantova)

UNE SOIGNANT

Sviluppare sempre lo stesso viaggio
con in mente un leggiadro chiodo fisso,
nei sensi donne, femmine, l’abisso,
darlings, beatitude, splendeur, abbordaggio.
Dai corpi avvenenti anse d’ancoraggio,
lodando i volti temi esser prolisso…
chiesa di San Francesco, alto il ginocchio,
distesa sulle scale dà nell’occhio.
Perdi la testa per come lei è pura,
fisico slanciato, assai sostanziale,
slava o del posto, è sovrastrutturale.
Guida una Luce d’Eramo un po’ oscura,
sfingica, irridente in sua congettura,
o compiacersi è segno liberale
di comprensione per tanto fervore,
altrimenti prova solo stupore.
Vaga, dietro lenti da sole ammira,
mentre indugi, offre rinfresco in tazzina,
poi avviandosi spinge la carrozzina.
Quanto considera e lambisce ispira,
ciò che veste si fa regale e attira;
scopre profondamente quand’è china
leve tonde e fini. Eterea ragazza,
infiamma anche le pietre della piazza.
Segue il tuo incanto con fare furtivo,
trascina oltre l’estremo la fantasia,
giri a largo ma permane bramosia.
Riappare al Dom, stai a distanza apprensivo,
gusti il possibile, audace, effusivo,
e a sera ogni ché la pioggia lava via.
Di mattina restano appena i sogni,
l’attimo in cui nel fiume Po ti bagni.

Metrica: ottave in endecasillabi
Schema: ABBAABCC
(XXX.XLVI – 10.09 Piacenza)

QUEL TI AMO

Immagina come un ti amo speciale.
Vorrei non fossi ancora refrattaria
a questa voce di lieve sagacia
che esprime perfino affetto gioviale:

nei casi d’amicizia intellettuale,
di un familiare, oppure di un’amante,
trascende, ma giuste passioni sparge
il campo semantico valoriale.

Raffigurati una domus rurale
costruita mattone su mattone,
pietra rifinita da muratore,
una casa molto bella e ospitale.

Quel ti amo è un universo emozionale,
di fremiti, trasporto, desiderio,
di incanto, simbiosi, sottile pregio,
bianco pallido, rosa e blu sensuale.

Massime del tuo spazio esistenziale,
il tuo modo di esistere, la tua arte,
il tuo creare, il tuo essere madre,
figlia, sposa, donna, musa, vestale,

carismatica: a te questo ninfale.

Metrica: Quartine di endecasillabi e verso finale, con rima esterna ripetuta e assonanza interna variabile.
Schema: abba acca adda… a.
(XXX.XLVI – 27.07 A)

EDUCARE AL PENSIERO CREATIVO

Via incubi e segni, abbozzo sovversivo:
quel giorno l’ispirazione non c’era,
sgorga all’equinozio di primavera
a completare tal caso interattivo.

Il ritmo esige un clima distensivo,
l’ho cercato in qualche eterea atmosfera,
tu impegnata con dei mentori schiera
educandoli al pensiero creativo.

Il mistero del verso è appassionante,
m’ha preso stamattina alzato appena
per attenzione a te amica stupenda.

Cantavi e in alcun modo si fraintenda
‘La diversamente rossa scatena,
voglio farmi un regalo stimolante’.

L’ effetto risultante
dell’epico incontro tra Dafne e Morfeo
compie nel secondo alloro l’apogeo.

Metrica: Sonetto caudato
Schema: ABBA ABBA – CDE EDC – cFF
(XXX.XLVI – 20.03 A)
Ad Anna Alessi per la sua II laurea.

DA TEMPO INDUGIO…

Da tempo indugio, villa del Monreale,
urbe piatta, bassa, d’armonizzare,
dato hai poco o fatto finta di dare.

Vaglio il fato dei nomi ricorrenti
procedendo in corsie lunghe e diritte,
lumo assiduo non celando ardimenti,
tu ricambi silenti occhiate invitte;
fugaci appaion le sbirciate inflitte
nel timore s’intersechi il guardare:
trae forza la liaison con l’avanzare.

Francy dista passerelle infinite,
spinge una sorta d’idra in lontananza
incurante de’ sporgenze proibite
che hanno dei colli sinuosi prestanza
e di fanali cerulei mancanza,
filtrati dai cartoni pro imballare,
ma sente l’attenzione accarezzare.

Mi struggo a ideare dell’impasse lo sblocco
di tutto ignaro, di saper pauroso.
Creo altri alibi e in corsie d’acqua arrocco:
scacco a Barbie dal sorriso affettuoso,
timida, audace e aspetto delizioso
ed è un ennesimo assurdo giocare.
J’adore… eppure vi ho visto sfumare.

Ballata
Metrica: Ballata. Schema: xyy; ababbyy
(XXX.XLVI – 9.03 A)

PICCOLE AVVENTURE, FOLLI EMOZIONI

Apprezzare le piccole avventure,
per quanto minuscole, invisibili,
d’enorme senso e acute congetture,
adrenaliniche e irresistibili.

Serie di fortunate coincidenze
nel raggiungere Vigo a passo lento,
un po’ incredulo delle circostanze,
malgrado l’attraente scottamento.

Rosea continuità territoriale:
staffetta vaporetto–bus pel Lido
sorprendentemente fenomenale,
sono in quello che del cinema è il nido.

Gironzolo con aria da cronista,
click! shtrak! pstrik! klops! incontrollati scatti.
Ehp! Mi passa innanzi la giornalista,
cercavo lei, s’incrociano i tragitti.

“Anna… Annamaria!” Si volta e sorride,
“…Tu chi sei?” “Ti seguo…”, farfuglio. “Ma dai!”
In preda al turbamento quale vide,
meravigliato di me stesso abbozzai:

“Posso farti una foto?” ed acconsente
poi viene incontro a stringermi la mano,
pure adolescenziali reminiscenze,
bacio e ilarità del pruder profano.

Va… e io esaltato, pregno d’emozione,
il contenuto evento si è compiuto,
racconto a te, gentile, con passione,
ti valga questo modesto tributo.

Metrica: quartine di endecasillabi con rime e assonanze alternate
(XXIX.XLV – 4.09 Chg)

 

TERAMO

Interamnia dei Piceni
tra due fiumi tu convieni,
dal fenicio Aprutium veni,
colle d’acque e di licheni.
Giulianova in suoi terreni
d’Adriatico smista i treni,
anche verso Giulia nuova,
happy birthday da qui muova,
parte un’altra arcana prova.

Teramne cosa sei? Sorprendente!
San Ferdinando bridge, svolta a dritta,
porta Melatina e ‘e turbolente,
town domenicale, città zitta;
uomo on bicicletta, e n’indulgente
m’indica la strada pe’ ‘a soffitta.
La locanda chiusa par dormiente,
finisco in mansarda derelitta.
L’affaccio sul corso, paf! possente,
chanson de geste ad hoc manoscritta.
Il set di un film che si va a girare,
con gente diffusa, teramare.

Estate evidente di donne svestite,
sporadicamente spuntano e sfuggono.
Contesto sant’Anna, piazze sovvertite,
Santa Maria Assunta e Berardo assurgono;
l’urbe tutta per te e ce n’è d’allestite
mostre singolari che s’interpongono;
luogo partigiano, ragazze agguerrite,
sei la Cantinetta ove i nostri colgono;
lungo camminare, cene alleggerite,
s’alza un vento fresco e i passi volgono
sulla via di casa, festa nel quartiere,
poi l’arrivederci a migliori sere.

Metrica: Studio di lasse di ottonari, deca e dodecasillabi
Rispettivamente cesure di quarta e di sesta (6+4 e 6+6)
(XXIX.XLV – 2.09 Teramo)

TEATINE

Incontri di lunghi attimi decanto,
ultimo questo nel corso chietino,
co’ Eve tra Mediterraneo e Appennino,
sembianze multiformi, ma occhi incanto,
linee e sfumature cui menar vanto;
l’archetipo dei lenti passi in mente
impresso su molisane, splendente,
né fan difetto tusce o marrucine,
verde smeraldo di donne teatine:
in piazza duomo lo attesto coerente.

Fondo Cari celebra Emilio Greco
nel centenario, a Palazzo de’ Mayo…
Occhiali che celano iridi acciaio
e cadenza marcata d’alto speco,
presa da fogge sensuali, stai meco,
ti eclissi, ritorni, mi fai da guida,
mentre la pescarese si ritira
e una fatina sfila per la festa;
alludi, inviti, aneli esser richiesta,
desiderando quanto più ci intriga.

Espinella in endecasillabi (decima rima)
Metrica: ABBAACCDDC
(XXIX.XLV – 31.08 Chieti)